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Se esiste un linguaggio universale quello è il calcio!

“Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo” Pier Paolo Pasolini

Cannavaro alza la coppa

Cannavaro alza la coppa

Il gioco del calcio così come lo vediamo oggi, fatto di regole ben precise, è uno sport piuttosto giovane, ma le sue radici sono molto antiche. Le prime notizie su giochi con la palla risalgono alla Cina del 2600 a.C. dove si pratica tsu chu che nel 500 a.C. è utilizzato come disciplina di addestramento dell’esercito con la fi nalità di migliorare l’effi cienza fi sica dei soldati. L’attività consiste nello spingere una palla, per mezzo di calci, in uno spazio delimitato da alberi o canne di bambù. In Europa, nel IV secolo a.si sviluppa uno sport ibrido fra moderno calcio ed il rugby che in Grecia prende il nome di episkyros, praticato quotidianamente ma mai innalzato ad attività degna delle Olimpiadi, e che a Roma si chiama harpastum, praticato dai legionari che con ogni probabilità spostandosi nei vari territori dell’impero hanno permesso a questa disciplina di radicarsi in tutto il continente. Il gioco è caratterizzato in Europa da una forte impronta violenta che rende consuete le risse in campo dando ai giocatori l’epiteto di personaggi loschi e violenti, tanto da farne proibire, in Inghilterra, prima l’attività nelle piazze e nei luoghi pubblici per arrivare poi alla totale proibizione, nel 1388, da parte di Enrico V. Il football, come viene battezzato dagli inglesi, è però già sconfi nato in Scozia, Francia ed Italia, anche se con regole diverse. A Firenze nel XIV secolo nasce, forse, il primo mecenatismo sportivo. È la corte de’ Medici che vede il fi orire del calcio fi orentino, oggi riproposto come manifestazione storica in costume, che coinvolge in incontri uffi ciali i vari quartieri della città. Il carattere violento di questo gioco perde, nel tempo, questa sua caratteristica grazie anche all’introduzione di regole, sempre più precise, che però variano ancora in base ai luoghi in cui è praticato. L’evoluzione del football, come lo conosciamo oggi, parte dalla riabilitazione in Inghilterra che ne permette la rapida diffusione soprattutto come disciplina sportiva nei college dove, per la prima volta, sono studiate delle regole scritte. Da quel momento è un fermento di attività tese a disciplinare il gioco del calcio attraverso regole ben precise anche se con dispute continue in merito alla possibilità di utilizzare le mani e caricare l’avversario durante il gioco. La data di nascita del football odierno è l’anno 1863, quando a Londra si costituisce la English Football Association che redige il primo regolamento scritto indicando la misura del campo, il peso della palla, il numero di giocatori e soprattutto indica come fallo l’uso delle mani tranne che per un giocatore in campo: nasce la fi gura del portiere. Dopo è tutto un susseguirsi di rifi niture alle regole iniziali: si introduce l’arbitro, si riconosce il professionismo sportivo, equiparando i calciatori alle altre categorie di lavoratori, si dotano le porte di reti, si introduce il rigore e si costruiscono gli stadi grazie ai contributi di imprenditori che iniziano a fi nanziare non solo le strutture ma anche i club. Il football così regolamentato è pronto a varcare i confi ni dell’Inghilterra per radicarsi prima nei paesi anglofoni e poi in tutta Europa. Nel 1904 nasce la Federation International de Football Association (FIFA) e, nel 1908, il calcio è presente fra le discipline olimpiche: è la consacrazione mondiale. Nel 1928 Jules Rimet, presidente FIFA, a seguito delle polemiche nate durante le fi nali olimpiche vinte per due volte consecutivamente dall’Uruguay, considerata una squadra di professionisti, lancia l’idea di una Coppa del Mondo aperta a tutti, sancendo così un distacco netto dai Giochi Olimpici, che predicano l’assoluto dilettantismo, a favore di un torneo riservato a professionisti, pagati o meno. Molte sono le nazioni che si candidano come sede della prima Coppa del Mondo nel 1930 ma la spunta il piccolo Uruguay che proprio in quell’anno festeggia il centenario della sua indipendenza e la redazione della sua carta costituzionale. La scelta della FIFA presenta però un grosso limite: la traversata oceanica, al tempo massacrante ed onerosa! Molte delle più forti Nazionali non hanno le risorse da investire, soprattutto in tempi di recessione, e rinunciano al torneo. Fra queste l’Italia che uffi cialmente giustifi ca il diniego come ripicca alla mancata scelta del nostro paese come sede della manifestazione. La maggiore presenza a questo primo appuntamento è quella sudamericana, il vecchio continente fornisce, su pressioni di Rimet che vedeva in pericolo la sua creatura ancora prima del primo fi schio d’inizio, solo quattro nazioni: Francia, Jugoslavia, Romania e Belgio. La prima Coppa del Mondo è comunque vittima dell’inesperienza e della cattiva organizzazione. Diversi sono, difatti, gli episodi che generano tensione tanto che per la partita fi nale, 30 luglio 1930, disputata fra Uruguay ed Argentina l’arbitro belga pretende dalla FIFA una assicurazione sulla vita per sé ed il suo guardalinee e la certezza di essere imbarcato, sotto scorta, sul primo piroscafo in partenza per l’Europa. La partita è tesissima tanto che ognuno dei due tempi è giocato con una palla diversa poiché ogni Federazione pretende di utilizzare la propria. Dinanzi agli ottantamila spettatori del Centenario, lo stadio di Montevideo, l’Uruguay conquista la prima Coppa Rimet. Fuori lo stadio è il caos. A Buenos Aires la folla inferocita assalta l’ambasciata uruguaiana e il governo proclama il lutto nazionale! Nel 1954 la Coppa del Mondo è trasmessa per la prima volta in televisione e, oggi, la manifestazione rappresenta, come audience potenziale, il secondo evento sportivo subito dopo i Giochi Olimpici. Dal lontano 1930 l’Italia è salita sul podio più alto ben quattro volte, regalando sempre forti emozioni, dopotutto se esiste un collante fra nord e sud, bambino e adulto o povero e ricco quello è il calcio!

Dal 1971 la Coppa del Mondo FIFA parla italiano, difatti in quell’anno la Federazione, tra 53 diverse proposte, sceglie la scultura di Silvio Gazzaniga. Una coppa alta 36 cm in oro 18 carati e del peso di oltre sei chili. La base, circolare, contiene due fasce di malachite, una pietra semi preziosa, dalla quale si snodano delle spirali che stringono il mondo. Sulla base sono incisi i nomi, in lingua originale, delle Nazionali vincitrici e questo fi no al 2038 anno in cui lo spazio disponibile sarà terminato. Dal 2006, a causa dei continui e costosi restauri cui era sottoposto, il Trofeo originale è messo a disposizione dei vincitori solo per la premiazione e per le due ore successive dopo le quali viene sostituito con una copia laminata in oro.

CURIOSITÀ SULLA COPPA DEL MONDO 1930
• Gli arbitri dirigono le gare in giacca, cravatta e pantaloni alla zuava.
• Nessuna partita fi nisce in parità.
• L’arbitro della fi nale, John Langenus, viene arrestato ai cancelli dello stadio poichè ben 13 persone, per scherzo, prima del suo arrivo si sono spacciati per lui.
• La fi nale di Montevideo si disputa sotto una leggera nevicata, evento del tutto eccezionale per la città.

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