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Storia di una grande impresa elettrica, dimenticata. La Unione Esercizi Elettrici.

Unione Esercizi Elettrici

Unione Esercizi Elettrici

Questo articolo ha lo scopo di far conoscere una società elettrica, la Unione Esercizi Elettrici (UNES) che, come recita il titolo, non è mai stata oggetto di ricerche mirate. UNES nasce ai primi del ‘900, ma ha il suo pieno sviluppo nel ventennio fascista. Al pari di aziende come Edison, SADE (Società Adriatica
di Elettricità), SIP (Società Idroelettrica Piemontese) e SME (Società Meridionale di Elettricità), UNES può tranquillamente annoverarsi tra le protagoniste
dell’elettrifi cazione del paese.
A differenza delle altre grandi citate, presenti nella memoria storica italiana, UNES non ha avuto alcuna letteratura. Il motivo è semplice. Dal 1962, anno della nazionalizzazione dell’energia elettrica e della nascita di ENEL, la società non ha più svolto alcuna attività, fi nendo così per essere dimenticata. Eppure il suo territorio di competenza, in prevalenza zone agricole, si distribuiva su 50.000 kmq. UNES, nonostante ciò, considerò sempre “potenziali centri di sviluppo” queste zone a bassa densità di popolazione, operando in tal senso.
All’interno del settore della storia industriale, quello dell’industria elettrica è senza dubbio tra i più stimolanti ed attuali, sia perché in gran parte inesplorato,
sia per la sua importanza economica e politica.
L’industria elettrica, superata la fase sperimentale, si inserisce nello sviluppo industriale nazionale dell’inizio del secolo, fornendo energia alle nascenti industrie meccaniche, chimiche e del cemento.
Tra gli elementi di primaria importanza figura quello tecnico-manageriale: le prime applicazioni dell’elettricità risalgono al 1880, perciò già all’inizio del ‘900 esistevano competenze tecnico-scientifi che grazie, anche, a corsi universitari d’ingegneria industriale ed elettrotecnica. Proprio dai politecnici di Milan
e Torino escono i giovani ingegneri che, abbinando competenza scientifi ca e capacità imprenditoriali, fondano nel 1905 la UNES. Però, tali virtù non furono
condizioni suffi cienti a causa dell’enorme costo degli impianti, specie quelli idroelettrici, che necessitavano di colossali opere di sbarramento, di condotte forzate e dell’acquisto di macchinari in continua evoluzione.
Se alla produzione seguiva la distribuzione dell’energia prodotta, si aggiungevano i costi per la palifi cazione delle linee, per la costruzione di cabine di trasformazione e smistamento, per la manutenzione e l’assistenza agli utenti.

Per ottenere questi ingenti capitali gli industriali dovettero far ricorso, spesso fin dalla nascita, a potenti finanziarie straniere, prevalentemente tedesche e
svizzere, causa la modesta disponibilità di capitali delle banche italiane.
Le prime banche “miste” Italiane che investirono nel settore elettrico furono la Banca Commerciale Italiana e, in misura minore, il Credito Italiano e la Banca Italiana di Sconto. La guerra fece la fortuna dei gruppi finanziari e industriali nazionali che, grazie alle commesse belliche, accumularono capitali così da accrescere l’influenza nei consigli di amministrazione delle società in cui amministratori e consiglieri, di origine o di nazionalità tedesca, furono costretti a dimettersi.

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