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Brigantaggio nel Lazio e briganti a Rocca Priora

Rocca Priora

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Tra la fine del ‘700 e la prima metà dell’800, la cronaca nera sul brigantaggio nel Lazio riporta un lungo, agghiacciante elenco di grassazioni, omicidi, parricidi e assalti alle diligenze, perpetrati nei luoghi più impervi e torvi. Il Governo è quello del Papa Re, Pio IX, che prevede la pena capitale. Infatti molti briganti, acciuffati, sono inesorabilmente condannati al… “taglio della testa e squarto”. Nell’elenco delle tante esecuzioni capitali tenuto da Mastro Titta (Giovanni Battista Bugatti, carnefi ce romano dal 1796 al 1864), ne risultano molte legate al brigantaggio operante nella malfamata “Macchia della Faiola”, zona aspra e selvaggia tra il Maschio d’Ariano, Monte Artemisio e Monte Algido. Questa zona dà il triste appellativo alla “banda dei briganti della Faiola”, capeggiata dal famigerato Gasperone o Gasbarrone, al secolo Cesare de Cesaris. Tra gli affi liati alla banda della Faiola spicca il luogotenente di Gasperone, Tommaso Transerici, detto il Maghetto. Tale appellativo gli viene attribuito per la sua spiccata agilità e diabolica furberia. Originario di Rocca Priora, vetta dei colli albanotuscolani che per la sua conformazione orografi ca costituisce il luogo più adatto come rifugio inespugnabile della banda, è colpevole di scorribande aggressive e sanguinose, tormentando l’intera zona intercastellana. Le continue lagnanze delle potenze straniere per le pessime condizioni di sicurezza dei dintorni di Roma, al punto da mettere a repentaglio la vita e gli averi di coloro che vi transitano, spingono il governo di Pio IX ad intraprendere una campagna anti brigantaggio e condurla con energia. La “Macchia della Faiola” è perlustrata palmo a palmo, ma le pattuglie, purtroppo, rientrano senza risultati apprezzabili: sembrerebbe che il Monte Artemisio sia collegato con il Monte Algido per mezzo di lunghe gallerie sottostanti il massiccio, di cui sono state trovate tracce evidenti durante scavi archeologici. Nell’anno 1817, il Maghetto capeggia una bellicosa orda di banditi nell’assalto a Villa Rufi nella, residenza del principe Aldobrandini in Frascati, che ospita Luciano Bonaparte, fratello di Napoleone. L’azione è fi nalizzata al sequestro del Bonaparte per ottenerne un forte riscatto, ma questi riesce a sottrarsi alla cattura, mettendosi in salvo attraverso i sotterranei della villa. Il bandito rapisce il pittore Chatillòn, credendolo il Principe Bonaparte. Si narra che l’artista fu trattato con cura dai briganti, perché dipinse ad ognuno il proprio ritratto. Chatillòn fu riscattato dal Principe stesso con ben 500 scudi. Per concludere con queste oscure cronache di brigantaggio a Rocca Priora, c’è da ricordare un tale Antonello da Rocca Priora, che fu preso, condannato e impiccato con squarto, per aver ucciso nel proprio letto, dopo averlo derubato di denari e gioielli, il cardinale Angelotto Palozzi di cui era cameriere, il giorno 12 settembre 1444. È questa una piccola parte del triste retaggio storico del brigantaggio nel Lazio e dei briganti della Faiola.

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