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Bonifica della Piana di Terralba e nascita della attuale città di Arborea

Bonifica della Piana di Terralba

Bonifica della Piana di Terralba

Sono passati oltre 80 anni da quando in Sardegna, nel 1928, fu bonificato un territorio di ben 18.000 ettari chiamato, fino ad allora, “Ala Birdis” che in lingua sarda significa “ali del diavolo”. Questo territorio, attualmente splendido polmone verde, non era che una palude infestata da insetti, bisce, tarantole e scorpioni. Per limitare il problema si pensò, addirittura, di costruire manufatti idonei ad ospitare una particolare specie di pipistrello, chiamata Kahili, molto prolifera e risaputamente insettivora che, moltiplicandosi rapidamente, avrebbe contribuito notevolmente alla lotta agli insetti portatori di malaria.
Atavico problema dell’isola, soprattutto dagli inizi dell’industrializzazione fino a giungere alla fine della prima guerra mondiale, erano le condizioni di vita delle popolazioni autoctone. Tali gruppi, presenti su territori abbandonati a se stessi, erano quindi soggetti a problemi esistenziali di ogni genere, in primis quelli di carattere igienico-sanitario.
Superata la “carneficina” della Grande Guerra e con il trattato di pace di Versailles del 1919, le regioni italiane maggiormente colpite come Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige si trovarono ad attraversare un momento economico molto difficile. Una delle soluzioni  fu di rendere “vivibili” zone del nostro territorio tenute da sempre in uno stato di completo abbandono.
Le problematiche relative la Sardegna fecero sì che venisse costituita, a Milano, una società denominata “Imprese Idroelettriche del Tirso” seguita, poi, dalla “Società Bonifiche Sarde”. La figura più emblematica di questo progetto fu l’Ingegnere Giulio Dolcetta, industriale vicentino, che attraverso accordi con le Amministrazioni locali individuò i territori da bonificare.
In Sardegna si individuò un territorio su cui s’iniziò ad operare nelle vicinanze di Oristano, delimitato dagli stagni di S’Ena Arrubia a nord, Sassu ad est e di San Giovanni a sud.
Nel 1922 iniziarono i lavori ed il  19 ottobre 1928, alla presenza di Vittorio Emanuele III°, di Costante Ciano (padre di Galeazzo) e delle più alte cariche dello Stato,  venne inaugurato il “Villaggio Mussolini” articolato in  sette corti coloniche denominate S’Ungroni, Alabirdis, Pompongias, Torre vecchia, Linnas, Tanca Marchese e Luri.

Giulio Dolcetta

Giulio Dolcetta

Il problema successivo fu popolare questi luoghi, così il regime fascista pensò di “trasferirvi” i contadini e gli agricoltori, provenienti quasi totalmente dal Nord d’Italia, vittime della Grande Guerra. Si pensi che i soli coloni veneti, nel 1930, rappresentavano ben il 67,8 % della popolazione residente.
I primi abitanti della zona bonificata non raggiungevano le 1.000 unità ma nel 1936 il Comune di Mussolinia di Sardegna contava 3.800 persone.
Le attività di bonifica trasformarono radicalmente la zona attraverso disboscamenti, colmate di paludi, spianature del terreno, costruzione di canali, strade, centri agricoli e  case poderali da assegnare ai coloni, il tutto realizzato in perfetto stile architettonico neo-classico veneto, compreso l’emblematico esempio della “Chiesa del Cristo Redentore” ancora oggi esistente.
Oggi Arborea, nome definitivo assunto nel 1944, conta 3.828 abitanti e, oltre a essere noto come “giardino veneto in terra sarda”, ha un prestigioso primato: quello di figurare al 10° posto, in Italia, per reddito procapite (dati ISTAT 2004).
A ricordo perenne della figura dell’Ing. Dolcetta  è stato edificato, ad Arborea, un monumento in suo onore e l’Assessorato alla Cultura organizza con l’Associazione Veneti nel Mondo, il Premio letterario “Giulio Dolcetta”, mentre un chiaro riferimento alla regione d’origine è rappresentato dalla “Sagra della polenta”!

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