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Estate… “sapore” di sagre

Tartufo bianco

Tartufo bianco

Per risalire alle origini del fenomeno etnico-culturale che le sagre rappresentano bisogna scavare a fondo nel tessuto storico sociale del nostro paese. Questa tradizione si connota innanzitutto per la dimensione religiosa: era in primis un momento di comunione tra uomini e sacro. Il termine stesso ha origine latina, di derivazione dall’aggettivo sacrum. Le feste popolari dell’antichità venivano celebrate davanti ai templi o, in epoca cristiana, alle chiese, da cui deriva il termine sagrato. I vari momenti dell’anno, l’inverno, la primavera, la mietitura, la vendemmia, venivano celebrati con feste religiose come ringraziamento alla divinità per il raccolto o per propiziarsi la bella stagione.
Durante queste manifestazioni venivano spesso effettuati sacrifi ci animali, oppure offerti prodotti della terra, che venivano poi consumati dalla comunità intera.
Di questo rito simbolico originario rimane traccia anche oggi nelle diverse sagre gastronomiche, che ruotano intorno ad un piatto tradizionale regionale o locale. Solitamente, le sagre vengono animate anche da manifestazioni folkloristiche, infatti non mancano mai canti, balli ed eventi in strada di ogni genere, tutti rigorosamente in costume.
Le tradizioni popolari e il folklore rappresentano un’importante risorsa di ogni popolo, non solo culturale ma anche e soprattutto economica, per valorizzare il territorio locale, per comprendere il presente partendo dal passato, per diffondere gli odori e i sapori della propria terra e difendere le proprie origini.
Durante tutto l’anno, ma in particolare nel periodo estivo, queste manifestazioni tradizionali, assolutamente attuali, animano tutto il territorio italiano, da nord a sud, creando valore aggiunto per realtà locali, spesso piccole, altrimenti diffi cilmente inquadrabili come mete turistiche.
Negli anni, alcuni di questi appuntamenti sono diventati irrinunciabili per i “palati” dei buongustai di tutta Italia. Due esempi parlano per tutti. In primis, la sagra della pasta all’amatriciana, che si tiene ogni anno, l’ultimo weekend di agosto, ad Amatrice, cittadina in provincia di Rieti. Pur essendo la ricetta italiana più diffusa al mondo, non esiste nessun posto dove gustare al meglio questo piatto che non sia la sua città natale.

Bucatini all'amatriciana

Bucatini all'amatriciana

Quando è nata l’amatriciana, Amatrice faceva parte del Regno delle Due Sicilie e dunque, contrariamente a quanto si pensi, non ha alcun legame con la città di Roma, pur essendo molto apprezzata dai romani! I suoi ingredienti base, il guanciale di maiale ed il formaggio pecorino, sono rappresentativi della natura pastorale degli abitanti di un tempo di Amatrice.
Il secondo esempio, ma certo non per minore importanza, è la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba, in provincia di Cuneo, che quest’anno si terrà
ogni sabato e domenica dal 9 ottobre al 14 novembre.
Gli antichi lo consideravano cibo degli Dei, con poteri afrodisiaci ben utilizzati dall’ardente Giove. Nel Medioevo si diffi dava di queste strane creature della natura, temendone effetti velenosi. La consacrazione arriva solo negli ultimi due secoli, alle corti dei nobili, anche se la cucina povera del territorio non disdegnò mai un’insalata di tartufo che a prezzi correnti farebbe tremare molte carte di credito. E poi venne Giacomo Morra, geniale nell’identifi care nel Tartufo Bianco il marchio “Alba” e tutta la tradizione culinaria che oggi il mondo ammira. È importante preservare dal tempo e dai cambiamenti culturali le usanze tipiche di ogni territorialità, per dare il giusto valore alle radici e non lasciare che vadano persi i costumi che, nei secoli, si sono trasformati fino a diventare quelli attuali.

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