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Per vincere la crisi bisogna puntare alle eccellenze del territorio

Bruno Scuotto

Bruno Scuotto

Con il dottor Bruno Scuotto, imprenditore napoletano e Presidente Regionale del Gruppo Piccola Industria di Confi ndustria, abbiamo parlato dei possibili punti d’intervento in vista di una ripresa economica,
partendo ovviamente da un’analisi dell’anno in corso, con passaggi sui problemi del Mezzogiorno legati anche al Federalismo fi scale.

“Si tratta di una ripresa lievissima dovuta a quello che potremmo considerare un rimbalzo mondiale”

Guardando a ciò che è stato il primo semestre del 2010, quale ritiene sia il quadro della situazione economica italiana?
“I dati che ci arrivano dal Centro Studi di Confi ndustria ci dicono che è in atto una lieve ripresa, una ripresa che segue la crisi globale che ha profondamente attanagliato le imprese nel 2009 ed in buona parte del 2008. Si tratta però di una ripresa lievissima dovuta a quello che potremmo considerare un rimbalzo mondiale perché l’Italia, come altri paesi europei, si sta pian piano riprendendo. L’uscita totale dalla crisi è però ancora molto lontana”.

“La crisi nel Mezzogiorno è fi glia anche degli eventi politici”

Anche per il Mezzogiorno vale la stessa fotografia?
“Non del tutto. La crisi nel Mezzogiorno è figlia anche degli eventi politici. Basta pensare ad esempio che la Campania ha da poco cambiato “colore”. Quando ci sono cambiamenti così radicali e soprattutto quando ciò accade in momento di crisi come quello attuale, inevitabilmente gli investimenti subiscono un brusco stop. In questa fase si sta cercando di capire quali possano essere le risorse e su cosa si possa realmente puntare. Ci ritroviamo quindi ad avere contemporaneamente una crisi globale, vecchia di un anno e mezzo, che ha agito su una crisi locale di sei mesi dovuta al cambio di gestione in Regione. Il tutto poi in un territorio che già in precedenza viveva un momento non particolarmente florido. Il distinguo tra Italia e Mezzogiorno è quindi d’obbligo!”.

“Questa crisi ha portato ad una dolorosissima selezione fra le imprese, oggi è presente solo chi è riuscito a sopravvivere grazie alle proprie forze ed alla propria qualità”

Cosa invece può essere previsto guardando la chiusura del 2010?
“Facendo sempre il necessario distinguo tra una situazione nazionale ed una locale va detto che il mercato italiano, guardando la fine del 2010 come periodo di fine della crisi, perderà circa un 30% delle sue risorse. Questo ci dicono gli analisti. Questa perdita ha però portato ad una dolorosissima selezione fra le imprese, perché precedentemente il mercato offriva più possibilità, oggi invece è presente solo chi è riuscito a sopravvivere grazie alle proprie forze ed alla propria qualità. Parlando di Mezzogiorno penso che la crisi sarà sicuramente più lunga. La ripresa, inevitabilmente, partirà dopo rispetto al resto dell’Italia e credo che, considerando gli indici che ci arrivano, in Campania sarà fondamentale la messa in moto della macchina Regione. Se ciò non dovesse avvenire allora si potrebbe rischiare una selezione ancor più dura”.

Che rapporto crede possa esserci tra la crisi e la politica?
“Le azioni che sono state messe in campo hanno portato a qualche risultato. Penso all’impegno profuso per agevolare l’accesso al credito delle piccole industrie, fatto giocoforza dalle banche che però, a loro volta, sono state “garantite” dal fondo PMI messo a disposizione dal Governo. Questo fondo, come tutti sanno, non è stato utilizzato, ma psicologicamente ha dato tanta forza al sistema creditizio e quindi sostegno alle imprese. C’è però purtroppo da sottolineare che quanto fatto nel 2009, nell’ottica dello sviluppo e della spinta, sembra essere stato reso vano dall’ultima manovra varata. Ritengo che alla luce di ciò che è stato varato ci si trovi dinanzi ad un periodo di forte austerity. Quindi le soluzioni politiche sono state messe in campo, ma sono andate a cozzare con quelle che sono le esigenze di bilancio e delle casse dello Stato”.

Come potrà influire l’annunciato Federalismo fiscale sul mercato?
“È ovvio che i territori meno ricchi di imprese e meno ricchi di sviluppo e di infrastrutture dovrebbero essere più penalizzati. E’ pur vero però che il costo della vita, piuttosto che quello della sanità è inferiore al sud. È però anche vero che il condizionale è sempre d’obbligo in tutti i casi ed è inevitabile che il federalismo fiscale andrà ad agevolare chi produce di più. La crisi del sud è quindi molto preoccupante, perché non è paragonabile a quella del nord. Va comunque detto che la crisi globale ha creato allarmi anche all’economia del nord Italia”.

“Quando ci sono momenti di crisi si crea lo spazio nel mercato per le infiltrazioni della criminalità”

Che influenza ha oggi la criminalità e l’illegalità nel mercato?
“Quando ci sono momenti di crisi, purtroppo, si crea anche lo spazio per le infiltrazioni della criminalità nel mercato. C’è però anche da dire che allargando il discorso all’illegalità in genere il fenomeno è ancora più ampio. Penso quindi al lavoro in nero, oppure ai tanti soggetti completamente oscuri al fisco. Questo purtroppo è un fenomeno in crescita che non fa certo bene al mercato in un momento di crisi come quello attuale.”

“Bisogna partire dalle eccellenze che ci sono e dalle attività che hanno risentito meno della crisi”

Infine in che modo pensa si possa favorire una ripresa?
“Bisogna partire dalle eccellenze che ci sono e dalle attività che hanno risentito meno della crisi. Nel territorio campano, ad esempio, il settore turistico e quello agro-alimentare sono due settori di leva molto importanti ed entrambi hanno bisogno di un contesto valido dove crescere e riaffermarsi. Mi spiego meglio: continuare quindi a fare la lotta con zavorre quali l’igiene o la criminalità, senza risolvere le problematiche, porta solo alla perdita di appeal. E’ importante quindi partire da ciò che si ha, valorizzarlo e qualifi carlo per ricominciare a crescere”.

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