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Da femminista a Cavaliere del lavoro

Stefania Brancaccio, Presidente PMI Confidustria di Caserta

Stefania Brancaccio Presidente Industriali Caserta

Stefania Brancaccio Presidente Industriali Caserta

Bisogna conoscerla, una donna così. Non tanto perché ha un curriculum vitae di quattro pagine pieno zeppo di cariche importanti (roba tipo Presidente provinciale del Gruppo Piccola Industria di Confindustria Caserta; Promotrice del Women Business Forum Italia; Presidente del Gruppo Femminile Plurale di Cofindustria di Caserta; Presidente del Comitato per l’Imprenditoria femminile presso la Camera di Commercio di Caserta; rappresentante della Piccola Industriale in seno al Comitato Tecnico Relazioni Industriali Affari Sociali e Previdenza; membro presso la Prefettura di Caserta dell’Osservatorio Provinciale per la Prevenzione del Racket e dell’Usura; Presidente PMI Confindustria di Caserta eccetera eccetera). Non tanto perché ha istituito uno sportello antiburocrazia di aiuto alle PMI che è diventato anche strumento di consultazione per incentivare la nascita di nuove attività imprenditoriali. Non tanto perché di recente (il 30 maggio) il Capo dello Stato Giorgio Napolitano l’ha nominata “Cavaliere del Lavoro”: quattro donne e ventun uomini… Non tanto perché “è ai vertici della Coelmo, azienda casertana che produce dal 1946 un’ampia gamma di gruppi elettrogeni, da 3 a 3.000 KVA, in grado di soddisfare fabbisogni energetici in ogni condizione di impiego nel settore della continuità elettrica.
Con due stabilimenti, uno a Marcianise e uno ad Acerra, e un terzo in realizzazione, ha circa 50 dipendenti.
Ha realizzato costanti investimenti in innovazione tecnologica, pari all’8% del fatturato, che hanno portato i sistemi di energia Coelmo ai primi posti nelle produzioni elettromeccaniche ed elettroniche mondiali”.
Non tanto perché la sua azienda esporta il 70% di quanto produce. Quanto perché Stefania Brancaccio è un fiume in piena. Irresistibile. Inarrestabile.

Il vero grande nemico di ogni donna è il tempo

“Data la mia età (classe 1949) inesorabilmente ho fatto il percorso femminista” – dichiara immediatamente e fa capire come alcuni di quegli antichi bagliori siano ancora profondamente radicati nel suo essere e stimolino il suo modo di agire.
Ma la nostra “Cavaliere” ha anche le idee ben precise su come lo sviluppo delle conquiste fatte nel “sessantotto” sia stato poi mortificato: “La storia ci insegna – ricorda con voce serena ma fermissima – come noi donne non si potesse fare il magistrato, né essere poliziotte armate perché durante il ciclo mestruale l’essere femminile non era ritenuto in grado né di sparare né d’esser concentrato… Una umanità che stabiliva come il ciclo togliesse lucidità e obiettività alle donne andava combattuta.
E la battaglia, una grande battaglia, è stata vinta: ogni carriera è oggi aperta alle donne… Però… però quando questo importante traguardo è stato raggiunto è successa una cosa fortemente negativa: la donna che aveva raggiunto il comando non ha più ragionato in favore delle donne o, quanto meno, ha permesso che rimanessero a favore dell’altra metà del cielo leggi che sembrano quelle fatte in favore della foca bianca o dei portatori di handicapp…
Mi spiego: la donna, per le attuali leggi e anche per il pensiero comune, viene tutelata tenendola in casa. Stimolandola a fare la massaia, la mamma, in sintesi: allontanandola dal lavoro. Ecco. Su questo aspetto ho strillato fortissimo e ho fatto lotte gigantesche perché non è la donna che deve esser tutelata,
è la famiglia che ha bisogno di attenzioni, di leggi, di servizi. Il vero grande nemico di ogni donna è il tempo. L’essere femminile ha una straordinaria capacità di organizzarsi, di essere mamma, nonna, impiegata, moglie, cuoca, tutto eccetera. Ma come può riuscire a portare i bambini a scuola alle 8 se alla stessa ora deve timbrare il cartellino in ditta?”

Una volta lanciata Stefania Brancaccio diventa valanga: “E’ stata fatta una legge, la 53/2000 che è la legge sulla conciliazione dei tempi di lavoro.
Peccato che questa legge tuteli invece che le piccole e medie aziende solo quelle grandi. C’è un meccanismo burocratico che consente di presentare due progetti all’anno, per esempio, per una gravidanza. Ma i progetti devono essere approvati dalle rappresentanze sindacali: e se una azienda, perché piccola, queste rappresentanze sindacali non le ha? Ora che vengano valutati e approvati i famosi progetti, la gravidanza è già conclusa…Abbiamo questa legge da quasi dieci anni, sappiamo che l’articolo 9 va cambiato, ma nessuno ne vuol sentir parlare. Nessuno ci ascolta.
Io lavoro all’interno delle ASI (Aree di Sviluppo Industriale). È stata creata una legislazione infinita che tocca tutto e tutti: guai se non si provvede a smaltire i fumi, guai se… Bisogna chiedere centomila permessi: comunali, provinciali, regionali, statali. Ma niente impone la costruzione degli asili nido all’interno delle fabbriche. E pensare che allo Stato non costerebbero un centesimo. E questo perché? Perché la logica di fondo è che la donna madre non deve lavorare. Assurdo. E questo si manifesta in tanti piccoli ma importanti dettagli: faccio un esempio. Le donne ingegneri non devono essere costrette ai briefing di lavoro alle sette di sera quando dovrebbero correre a casa a fare la cena o a mettere a letto i bambini.
Perché queste riunioni non si possono fare alle 14,30? Mistero. Ma la realtà è che questo non è un attacco alla donna, quanto alla famiglia. E con grande amarezza devo dire che io non ho ancora trovato una sola donna che sia al potere, una donna parlamentare che si rivolga a questi problemi in questa ottica. E’ umano che chi può godere di certi privilegi tenda a dimenticare le difficoltà altrui: io che sono socia di una azienda che ha un fatturato di oltre 20 mln di euro all’anno, se voglio, mio figlio me lo posso portare in ditta e averlo quindi sotto controllo mentre lavoro… Ma un’impiegata non può farlo, neppure una donna manager e, men che  meno, una donna operaia. Per questo sto portando avanti una dura battaglia anche all’interno di Confindustria con il progetto “Femminile Plurale” di cui sono Presidente: le donne di “potere” non devono valutare la realtà sulla propria esperienza di vita: non è giusto, non è corretto. E’ controproducente. Si parla di parità: io credo che la vera parità esista solo se si parla di individui e dei tempi nei quali devono lavorare.”

Le donne di potere non devono valutare la realtà sulla propria esperienza di vita

A questo punto merita ricordare che il nostro “Cavaliere del lavoro” ha promosso, presso la propria azienda, un progetto di “Conciliazione tempi di lavoro e tempi della vita”, divulgando la necessità di attenzione al problema del miglioramento della qualità di vita dei propri dipendenti sia presso la sede Confindustriale di Caserta, che la vede Presidente delle PMI, sia presso tutte le altre associazioni datoriali, con conferenze e giornate formative.
Questo progetto ha ottenuto per la Coelmo l’attestazione del “Sodalitas Social Award” quale azienda di elevata Responsabilità Sociale. Non meno importante: Stefania Brancaccio ha attivato con la Provincia di Caserta un Protocollo d’Intesa per l’inserimento lavorativo d’obbligo dei disabili ai sensi della legge 68/99, individuando un percorso innovativo della legge stessa che la stampa ha riconosciuto quale accordo senza precedenti sul territorio, uno dei rari esempi di sinergia tra impresa e istituzioni nel Mezzogiorno, una svolta storica nei rapporti con le aziende e nei percorsi di promozione dell’inserimento e dell’integrazione lavorativa delle persone con disabilità, favorendo il reale incontro, sul mercato del lavoro, tra le esigenze delle imprese e le capacità  professionali dei disabili.
Dopo una serie di affermazioni e di informazioni di questo peso viene spontaneo chiedere (con malcelata malizia):

“A che punto siamo?”

E Stefania Brancaccio racconta: “Come Gruppo Femminile Plurale di Cofindustria abbiamo presentato un’interrogazione sulla legge 53/2000, legge nata per le grandi aziende e non valida per le piccole e medie. Abbiamo chiesto di essere ascoltati proponendo una “rilettura” dell’articolo 9. Prima dovevamo interloquire con il Ministero delle Pari Opportunità, poi con quello della Famiglia, adesso la palla è tornata alle Pari Opportunità…La verità?
Nessuno ci ascolta, nessuno ci prende in considerazione. Si torna a quanto ho già detto: quando le donne vanno al potere non aiutano le donne. Anche questa sarà una battaglia che mi vedrà “gridare” forte forte.”

Stefania Brancaccio ha promosso un concorso per l’assegnazione di un premio per tesi di laurea su argomento concernente la leadership femminile… e, in collaborazione con la II Università degli studi di Napoli (SUN) e la Facoltà di Studi Politici per l’alta Formazione Europea “Jean Monnet”, ha partecipato alla formulazione del corso “Donne, Politiche ed Istituzioni” – Percorsi formativi per la promozione della cultura di genere e delle Pari Opportunità – e ha ricevuto incarichi di docenza negli anni 2008 e 2009.

Le micro imprese che non hanno accesso al credito saranno costrette a rivolgersi all’usura che è una trappola micidiale

Un’ultima domanda è di rigore e riguarda la sua attività nel mondo dell’anti racket e anche qui la risposta è precisa e impressionante:
“Il nostro meridione manca di cultura imprenditoriale: viviamo una realtà grigia, fradicia.
E’ un pantano composto da una burocrazia enorme e da rapporti non limpidi con il sistema bancario.
Inesorabilmente le micro imprese che non hanno accesso al credito, saranno costrette a rivolgersi all’usura che è una trappola micidiale e questo strangolerà (in parte, purtroppo, lo ha già fatto) un’infinità di operatori, creando non poco disagio sociale. Le responsabilità sono però molto evidenti: le banche non possono continuare ad applicare l’accordo di Basilea alle Piccole e Medie Industrie. Non staccandosi da questo concetto, il nostro sistema bancario alimenta gli interessi della malavita organizzata e distrugge l’imprenditorialità.”

Se questo non è parlar chiaro…

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