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D’Annibale: manca una precisa volontà politico istituzionale di fare progetti anticrisi concreti

Quest’ultimo, nella categoria degli OEM (i produttori di macchine operatrici che sono soprattutto “esportatori” ndr) è stato probabilmente quello che ha subito l’impatto più forte e sin dai primissimi mesi del 2009. Fra le nostre differenti “famiglie” di clienti, quello della distribuzione ha subito un fortissimo rallentamento. Purtroppo una certa congrua parte di questo settore ha, infatti, colto l’occasione della crisi per “aggiornare gli stock di magazzino” e quindi ha venduto tutto quello che era possibile vendere senza però “rimpinguare” i propri stock. Intendiamoci: operazione legittima ma che ha creato un forte delta, anche di interpretazione del fenomeno “crisi”, fra il “sell out” e il “sell in” che è quello che determina la vera fatturazione di una azienda. Da qui una certa diffi coltà, da parte di differenti aziende, nel valutare e capire le dimensioni delle oggettive diffi coltà che si dovevano affrontare.” Tenendo conto di un aforisma di Clive Staples Lewis: “Il futuro è qualcosa che ciascuno raggiunge alla velocità di sessanta minuti per ora, qualunque cosa faccia e chiunque sia” viene spontaneo chiedere a D’Annibale cosa vede per il 2010. La risposta è tipica del manager pragmatico: “Abbiamo già i risultati del primo trimestre 2010 che consentono delle proiezioni ma bisogna fare attenzione a un dettaglio che potrebbe suggerire equivoci. Ogni azienda valuta il presente confrontandolo con il precedente/recente passato: trimestre su trimestre, annata su annata. Dire oggi che andiamo meglio del primo trimestre del 2009 non signifi ca implicitamente ammettere che si sta effettivamente andando meglio: è molto più facile migliorare una prestazione negativa che non farlo nel confronto con una positiva… Ma alcuni dettagli permettono delle speranze: per esempio è confortante il rimbalzo che si osserva nel settore della produzione
della automazione industriale mentre non si nota ancora una evidente effervescenza nei comparti inerenti il “building”, il terziario e le infrastrutture.  Importante è, invece, il movimento che deriva dalle energie rinnovabili: forse sarà questo a salvare molti dal momento clou dell’onda anomala creata dalla crisi. Sì: il fenomeno è un po’ “fertilizzato” dagli incentivi stabiliti dal governo e, infatti, questo crea una certa “fretta” a installare nuovi impianti fotovoltaici entro la scadenza di questi incentivi. Però si registra, altresì, una diminuzione concreta dei costi di questi impianti e ciò consente di guardare senza particolare pessimismo al momento in cui gli incentivi saranno diminuiti nelle loro entità: ci sarà meno “aiuto esterno” ma per una spesa decisamente meno impegnativa di quanto non fosse agli inizi. Insomma: l’aumento della quantità nella produzione permette una concreta diminuzione dei prezzi di vendita e quindi una maggior accessibilità all’acquisto anche da parte di fasce di mercato meno ricche e meno “incentivate”.”

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