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	<title>Il Filo Conduttore - Materiale Elettrico - Di Pietro Spa</title>
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	<description>Periodico aziendale della Di Pietro Spa</description>
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		<title>Radiofrequenza By-me</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Oct 2010 10:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vimar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le Aziende Informano]]></category>

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		<description><![CDATA[Da oggi la domotica può stare ovunque.
Con i nuovi dispostivi in radiofrequenza il sistema domotico By-me cresce e diventa ancora più versatile per rispondere alle emergenti richieste di praticità e libertà di installazione.
La centrale gestisce in modo semplice ed immediato tutte le funzioni del sistema domotico: videocitofonia, scenari, automazioni, antintrusione, clima, controllo carichi, comunicazione da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da oggi la domotica può stare ovunque.</p>
<div id="attachment_1145" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-full wp-image-1145" title="Vimar" src="http://www.ilfiloconduttore.it/wp-content/uploads/2010/10/logo_Vimar.jpg" alt="Vimar" width="200" height="120" /><p class="wp-caption-text">Vimar</p></div>
<p>Con i nuovi dispostivi in radiofrequenza il sistema domotico By-me cresce e diventa ancora più versatile per rispondere alle emergenti richieste di praticità e libertà di installazione.</p>
<p>La centrale gestisce in modo semplice ed immediato tutte le funzioni del sistema domotico: videocitofonia, scenari, automazioni, antintrusione, clima, controllo carichi, comunicazione da remoto. La radiofrequenza consente di estendere l’impianto – aggiungendo punti di comando, attuatori, sensori e sirene – a tutte quelle aree in cui non è conveniente o non è possibile intervenire con opere murarie. È quindi la soluzione ideale in ristrutturazioni, ampliamenti d’impianto, cambio di destinazione d’uso o di arredamento, installazioni sottoposte a vincoli architettonici/normativi, sia nel residenziale che nel terziario.</p>
<div id="attachment_1146" class="wp-caption alignleft" style="width: 242px"><img class="size-full wp-image-1146" title="Comando in radiofrequenza con modulo EnOcean per regolazione luci. Serie Eikon con placca Round in cristallo verde ice" src="http://www.ilfiloconduttore.it/wp-content/uploads/2010/10/ILFILO_n2_web_Page_26_Image_0003.jpg" alt="Comando in radiofrequenza con modulo EnOcean per regolazione luci. Serie Eikon con placca Round in cristallo verde ice." width="232" height="158" /><p class="wp-caption-text">Comando in radiofrequenza con modulo EnOcean per regolazione luci. Serie Eikon con placca Round in cristallo verde ice.</p></div>
<p><strong>Nuova automazione in radiofrequenza<br />
</strong>I nuovi dispositivi in radiofrequenza per l’automazione e il comando delle luci – disponibili per le serie civili Eikon e Plana e facilmente installabili su legno, vetro o muro – offrono la praticità dei comandi senza batterie. Grazie infatti all’affi dabilità della tecnologia verde EnOcean i dispostivi Vimar utilizzano l’energia prodotta dalla pressione dei tasti. Non è quindi necessario sostituire e smaltire le batterie, rispettando così l’ambiente e ottenendo risparmio energetico. Caratterizzata da una sporgenza minima e pensata per offrire la massima fl essibilità installativa, la radiofrequenza Vimar può dialogare sia con il sistema domotico By-me che con l’impianto elettrico tradizionale. Per quest’ultimo viene, anche, offerta la comodità di un’installazione plug&amp;play grazie alla quale i dispositivi vengono immediatamente riconosciuti dal sistema e non necessitano di particolari procedure installative.</p>
<p><strong>Nuova antintrusione in radiofrequenza<br />
</strong>I nuovi dispositivi in radiofrequenza per l’antintrusione offrono l’affi dabilità della tecnologia dual band per la trasmissione di un segnale immune da disturbi, ottimi livelli di sicurezza con sirena e sensori supervisionati, la comodità della gestione con telecomando bidirezionale. Pensati per estensioni di impianti preesistenti o per mini-impianti.</p>
<p><strong>L’automazione in radiofrequenza: plus e vantaggi </strong><br />
Massima libertà d’installazione. Nessun collegamento filare, nessuna alimentazione a batteria, spessori estremamente contenuti: radiofrequenza signifi ca libertà di installazione su qualsiasi superfi cie. Per estensioni d’impianto. La nuova automazione in radiofrequenza è la soluzione ideale quando si vuole estendere un impianto già esistente, sia domotico By-me che tradizionale. Per ristrutturazioni parziali. Ottimale anche in caso di ristrutturazioni parziali in cui non si voglia impattare con consistenti opere murarie. Per modifi che d’arredo. Estremamente pratica in presenza di modifi che d’arredo che richiedano nuovi punti luce a parete o su legno e vetro.</p>
<p><strong>L’antintrusione in radiofrequenza: perché sceglierla</strong><br />
Massima sicurezza in casa. Contatti, sensori di presenza e sirena d’allarme trasmettono a doppia frequenza e sono costantemente supervisionati dall’interfaccia bidirezionale per offrire massima affi dabilità e sicurezza. Per estensioni d’impianto. Per estendere un impianto già esistente e presidiare nuove zone senza intervenire con opere murarie, o per implementare con un minisistema antintrusione un impianto pensato inizialmente per sola automazione. Un controllo totale. Un telecomando multifunzione con LED di feedback per l’utente, gestisce attivazione, disattivazione dell’impianto e funzioni panico. Con supervisione su perdite d’acqua. Il sistema antintrusione in radiofrequenza supervisiona anche gli allarmi tecnici e interviene in caso di perdite d’acqua.</p>
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		<title>Se esiste un linguaggio universale quello è il calcio!</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Oct 2010 09:35:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Il calcio è l&#8217;ultima rappresentazione sacra del nostro tempo&#8221; Pier Paolo Pasolini
Il gioco del calcio così come lo vediamo oggi, fatto di regole ben precise, è uno sport piuttosto giovane, ma le sue radici sono molto antiche. Le prime notizie su giochi con la palla risalgono alla Cina del 2600 a.C. dove si pratica tsu [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Il calcio è l&#8217;ultima rappresentazione sacra del nostro tempo&#8221; </em>Pier Paolo Pasolini</p>
<div id="attachment_1137" class="wp-caption alignleft" style="width: 226px"><img class="size-medium wp-image-1137" title="Cannavaro alza la coppa" src="http://www.ilfiloconduttore.it/wp-content/uploads/2010/10/ILFILO_n2_web_Page_11_Image_0002-216x300.jpg" alt="Cannavaro alza la coppa" width="216" height="300" /><p class="wp-caption-text">Cannavaro alza la coppa</p></div>
<p>Il gioco del calcio così come lo vediamo oggi, fatto di regole ben precise, è uno sport piuttosto giovane, ma le sue radici sono molto antiche. Le prime notizie su giochi con la palla risalgono alla Cina del 2600 a.C. dove si pratica tsu chu che nel 500 a.C. è utilizzato come disciplina di addestramento dell’esercito con la fi nalità di migliorare l’effi cienza fi sica dei soldati. L’attività consiste nello spingere una palla, per mezzo di calci, in uno spazio delimitato da alberi o canne di bambù. In Europa, nel IV secolo a.si sviluppa uno sport ibrido fra moderno calcio ed il rugby che in Grecia prende il nome di episkyros, praticato quotidianamente ma mai innalzato ad attività degna delle Olimpiadi, e che a Roma si chiama harpastum, praticato dai legionari che con ogni probabilità spostandosi nei vari territori dell’impero hanno permesso a questa disciplina di radicarsi in tutto il continente. Il gioco è caratterizzato in Europa da una forte impronta violenta che rende consuete le risse in campo dando ai giocatori l’epiteto di personaggi loschi e violenti, tanto da farne proibire, in Inghilterra, prima l’attività nelle piazze e nei luoghi pubblici per arrivare poi alla totale proibizione, nel 1388, da parte di Enrico V. Il football, come viene battezzato dagli inglesi, è però già sconfi nato in Scozia, Francia ed Italia, anche se con regole diverse. A Firenze nel XIV secolo nasce, forse, il primo mecenatismo sportivo. È la corte de’ Medici che vede il fi orire del calcio fi orentino, oggi riproposto come manifestazione storica in costume, che coinvolge in incontri uffi ciali i vari quartieri della città. Il carattere violento di questo gioco perde, nel tempo, questa sua caratteristica grazie anche all’introduzione di regole, sempre più precise, che però variano ancora in base ai luoghi in cui è praticato. L’evoluzione del football, come lo conosciamo oggi, parte dalla riabilitazione in Inghilterra che ne permette la rapida diffusione soprattutto come disciplina sportiva nei college dove, per la prima volta, sono studiate delle regole scritte. Da quel momento è un fermento di attività tese a disciplinare il gioco del calcio attraverso regole ben precise anche se con dispute continue in merito alla possibilità di utilizzare le mani e caricare l’avversario durante il gioco. La data di nascita del football odierno è l’anno 1863, quando a Londra si costituisce la English Football Association che redige il primo regolamento scritto indicando la misura del campo, il peso della palla, il numero di giocatori e soprattutto indica come fallo l’uso delle mani tranne che per un giocatore in campo: nasce la fi gura del portiere. Dopo è tutto un susseguirsi di rifi niture alle regole iniziali: si introduce l’arbitro, si riconosce il professionismo sportivo, equiparando i calciatori alle altre categorie di lavoratori, si dotano le porte di reti, si introduce il rigore e si costruiscono gli stadi grazie ai contributi di imprenditori che iniziano a fi nanziare non solo le strutture ma anche i club. Il football così regolamentato è pronto a varcare i confi ni dell’Inghilterra per radicarsi prima nei paesi anglofoni e poi in tutta Europa. Nel 1904 nasce la Federation International de Football Association (FIFA) e, nel 1908, il calcio è presente fra le discipline olimpiche: è la consacrazione mondiale. Nel 1928 Jules Rimet, presidente FIFA, a seguito delle polemiche nate durante le fi nali olimpiche vinte per due volte consecutivamente dall’Uruguay, considerata una squadra di professionisti, lancia l’idea di una Coppa del Mondo aperta a tutti, sancendo così un distacco netto dai Giochi Olimpici, che predicano l’assoluto dilettantismo, a favore di un torneo riservato a professionisti, pagati o meno. Molte sono le nazioni che si candidano come sede della prima Coppa del Mondo nel 1930 ma la spunta il piccolo Uruguay che proprio in quell’anno festeggia il centenario della sua indipendenza e la redazione della sua carta costituzionale. La scelta della FIFA presenta però un grosso limite: la traversata oceanica, al tempo massacrante ed onerosa! Molte delle più forti Nazionali non hanno le risorse da investire, soprattutto in tempi di recessione, e rinunciano al torneo. Fra queste l’Italia che uffi cialmente giustifi ca il diniego come ripicca alla mancata scelta del nostro paese come sede della manifestazione. La maggiore presenza a questo primo appuntamento è quella sudamericana, il vecchio continente fornisce, su pressioni di Rimet che vedeva in pericolo la sua creatura ancora prima del primo fi schio d’inizio, solo quattro nazioni: Francia, Jugoslavia, Romania e Belgio. La prima Coppa del Mondo è comunque vittima dell’inesperienza e della cattiva organizzazione. Diversi sono, difatti, gli episodi che generano tensione tanto che per la partita fi nale, 30 luglio 1930, disputata fra Uruguay ed Argentina l’arbitro belga pretende dalla FIFA una assicurazione sulla vita per sé ed il suo guardalinee e la certezza di essere imbarcato, sotto scorta, sul primo piroscafo in partenza per l’Europa. La partita è tesissima tanto che ognuno dei due tempi è giocato con una palla diversa poiché ogni Federazione pretende di utilizzare la propria. Dinanzi agli ottantamila spettatori del Centenario, lo stadio di Montevideo, l’Uruguay conquista la prima Coppa Rimet. Fuori lo stadio è il caos. A Buenos Aires la folla inferocita assalta l’ambasciata uruguaiana e il governo proclama il lutto nazionale! Nel 1954 la Coppa del Mondo è trasmessa per la prima volta in televisione e, oggi, la manifestazione rappresenta, come audience potenziale, il secondo evento sportivo subito dopo i Giochi Olimpici. Dal lontano 1930 l’Italia è salita sul podio più alto ben quattro volte, regalando sempre forti emozioni, dopotutto se esiste un collante fra nord e sud, bambino e adulto o povero e ricco quello è il calcio!</p>
<p>Dal 1971 la Coppa del Mondo FIFA parla italiano, difatti in quell’anno la Federazione, tra 53 diverse proposte, sceglie la scultura di Silvio Gazzaniga. Una coppa alta 36 cm in oro 18 carati e del peso di oltre sei chili. La base, circolare, contiene due fasce di malachite, una pietra semi preziosa, dalla quale si snodano delle spirali che stringono il mondo. Sulla base sono incisi i nomi, in lingua originale, delle Nazionali vincitrici e questo fi no al 2038 anno in cui lo spazio disponibile sarà terminato. Dal 2006, a causa dei continui e costosi restauri cui era sottoposto, il Trofeo originale è messo a disposizione dei vincitori solo per la premiazione e per le due ore successive dopo le quali viene sostituito con una copia laminata in oro.</p>
<p>CURIOSITÀ SULLA COPPA DEL MONDO 1930<br />
• Gli arbitri dirigono le gare in giacca, cravatta e pantaloni alla zuava.<br />
• Nessuna partita fi nisce in parità.<br />
• L’arbitro della fi nale, John Langenus, viene arrestato ai cancelli dello stadio poichè ben 13 persone, per scherzo, prima del suo arrivo si sono spacciati per lui.<br />
• La fi nale di Montevideo si disputa sotto una leggera nevicata, evento del tutto eccezionale per la città.</p>
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		<title>Parliamo di qualità</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Oct 2010 09:04:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Porzio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Che valore aggiunto genera la certifi cazione aziendale?
A quanti di noi capita un momento di smarrimento quando leggiamo, sulla bottiglia dell’acqua o sul cartone del latte, le sigle ISO 9001:2008 e UNI EN ISO 14001:2004? E quanti di noi conoscono il signifi cato di SA8000 o di OHSAS 18001:2007?
Innanzitutto facciamo un passo indietro e domandiamoci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che valore aggiunto genera la certifi cazione aziendale?</p>
<div id="attachment_1132" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1132" title="Il rispetto dell'ambiente è garantito dalla certifi cazione UNI EN ISO 14001:2004" src="http://www.ilfiloconduttore.it/wp-content/uploads/2010/10/ILFILO_n2_web_Page_08_Image_0002-300x117.jpg" alt="Il rispetto dell'ambiente è garantito dalla certifi cazione UNI EN ISO 14001:2004" width="300" height="117" /><p class="wp-caption-text">Il rispetto dell&#39;ambiente è garantito dalla certifi cazione UNI EN ISO 14001:2004</p></div>
<p>A quanti di noi capita un momento di smarrimento quando leggiamo, sulla bottiglia dell’acqua o sul cartone del latte, le sigle ISO 9001:2008 e UNI EN ISO 14001:2004? E quanti di noi conoscono il signifi cato di SA8000 o di OHSAS 18001:2007?<br />
Innanzitutto facciamo un passo indietro e domandiamoci a cosa servono queste sigle. Il termine ISO, dal greco ἴσος (pronuncia: isos) che signifi ca “uguale”, identifi ca oggi l’Organizzazione Internazionale per la Normazione, un organismo non governativo composto da 157 Paesi. La ISO determina norme tecniche, su vari argomenti, riconosciute in tutti gli Stati aderenti. Il suo corrispondente in Europa è EN (Comitato Europeo di Normazione), mentre in Italia è UNI (Ente Nazionale Italiano di Unifi cazione). Parte delle norme tecniche emesse da tali organismi sono certifi cabili dalle aziende: ma perché le aziende si dovrebbero certifi care secondo queste norme? Il motivo è semplice: quando un’azienda decide di certifi carsi secondo una delle norme internazionali, lo fa per assicurare ai propri clienti che quel sistema o quel prodotto o processo corrisponda a norme riconosciute a livello mondiale, ovvero sia in grado di garantire uno standard qualitativo soddisfacente, oppure di offrire un prodotto o un servizio di qualità al proprio cliente. Ma cos’è la “qualità”? L’ultima norma tecnica in merito, la ISO 9000 del 2005, la defi nisce come “il grado in cui un insieme di caratteristiche intrinseche soddisfano i requisiti”. In realtà, nella vita di tutti i giorni, si fa riferimento alla qualità di un prodotto o di un servizio e, richiamando l’esempio della bottiglia d’acqua, diciamo che l’azienda che la imbottiglia offre un processo aziendale di “qualità” perché garantisce che l’acqua sia imbottigliata alla fonte, dov’è più pura, senza alterare le sue caratteristiche. Si parla inoltre di qualità del tessuto quando acquistiamo un abito, o di qualità dell’audio quando ascoltiamo un cd. Dietro questi semplici concetti ci sono le norme, che determinano quando un tessuto può essere defi nito “di qualità” o la purezza di un suono “a norma”. Ad oggi, le norme più conosciute e diffuse sono le seguenti:<br />
• UNI EN ISO 9001:2008 – È la norma che governa la gestione “in qualità” di un’intera azienda, perché defi nisce semplici regole da seguire per assicurare che ogni attività aziendale (defi nita processo) sia corrispondente a determinati standard. Quando un’azienda è certifi cata ISO 9001 possiamo stare tranquilli che ci offrirà un servizio/prodotto corrispondente alle nostre aspettative. Poiché è una norma valida per tutte le aziende, a prescindere dall’attività che svolgono, non deve sembrare strano che siano certifi cate anche squadre di calcio e team di vela! L’Italia vanta il maggior numero di aziende al mondo, dopo la Cina, certifi cate secondo questa norma.<br />
• UNI EN ISO 14001:2004 – Come la norma ISO 9001, la ISO 14001 affronta un tema sempre più caro al nostro pianeta: l’ambiente. Determina, difatti, le regole che l’azienda deve seguire, generalmente nella realizzazione di un prodotto, per rispettare l’ambiente e garantire limitate produzione di rifi uti, riciclo degli stessi e basse emissioni nell’atmosfera.<br />
• OHSAS 18001:2007 – È uno standard di origine britannica, oggi sempre più diffuso nel mondo, che garantisce il rispetto, da parte dell’azienda, di requisiti importantissimi quali la salute e la sicurezza dei lavoratori. In Italia, purtroppo, sono ben noti gli incidenti che quotidianamente capitano sul luogo di lavoro e lo sforzo compiuto dalle Istituzioni per determinare misure atte a garantire il rispetto della dignità dei lavoratori, quale ad esempio il D.L. 81 del 2008, fortemente voluto dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.<br />
• SA 8000:2008 – Identifi ca uno standard internazionale per certifi care la responsabilità sociale dell’impresa (SA sta per Social Accountability). Quante volte ci capita di sentire al telegiornale parlare di rispetto dei diritti umani, diritto dei lavoratori, tutela contro lo sfruttamento dei minori? La norma ha lo scopo di migliorare le condizioni lavorative a livello mondiale: attualmente l’Italia è al primo posto nel mondo per aziende certifi cate secondo questo standard! Tutte le norme citate, e altre meno note ma non per questo meno importanti, sono del tutto volontarie, ovvero l’azienda può scegliere se certifi carsi o meno secondo uno di questi requisiti. Al giorno d’oggi le norme tecniche regolano tutta la produzione industriale: si pensi alle fabbriche di automobili, dove i singoli pezzi che le compongono (ruote, motore, vetri e così via) sono prodotti generalmente da aziende esterne. Queste garantiscono la qualità del “pezzo” perché le sue caratteristiche, determinate dalle norme che ne regolano la produzione, consentono all’operaio l’assemblaggio perfetto delle parti. Chi di noi andando all’estero non ha avuto a che fare con spine e prese elettriche di forme diverse, non potendo usare così il proprio asciugacapelli o il proprio rasoio? Questo problema nasce dal fatto che non si è ancora trovato uno standard internazionale per la spina elettrica, cosicché ogni nazione ha il suo. Il più diffuso resta sempre lo Schuko, la spina di origine tedesca, che però non può essere utilizzata in Gran Bretagna: i sudditi di Sua Maestà sono sempre i più restii ad ogni forma di globalizzazione! Nel futuro sentiremo sempre più parlare di queste norme, e diventeranno di uso comune nella vita di tutti i giorni: nell’ottica della globalizzazione, gli scambi tra i mercati delle varie nazioni sono sempre più immediati e le nazioni stesse si riuniscono in Comunità Internazionali per abbattere le barriere che purtroppo in qualche caso ancora ci dividono: chissà che un domani non sentiremo parlare di governi certifi cati SA 8000!</p>
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		<title>Il cacao non è peccato!</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Oct 2010 19:58:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pina Silvestri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie Utili e Stravaganze]]></category>

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		<description><![CDATA[Recenti studi hanno dimostrato che la caseina, proteina del latte, è simile alla morfi na. Ne deriva che una tazza di latte caldo è calmante e soporifero, ma questo le nostre nonne già lo sapevano. La vera novità è che aggiungere del cacao al latte caldo non è un peccato di gola ma una vera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1120" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-full wp-image-1120" title="Semi di cioccolato" src="http://www.ilfiloconduttore.it/wp-content/uploads/2010/10/cioccolato.jpg" alt="Semi di cioccolato" width="200" height="110" /><p class="wp-caption-text">Semi di cioccolato</p></div>
<p>Recenti studi hanno dimostrato che la caseina, proteina del latte, è simile alla morfi na. Ne deriva che una tazza di latte caldo è calmante e soporifero, ma questo le nostre nonne già lo sapevano. La vera novità è che aggiungere del cacao al latte caldo non è un peccato di gola ma una vera e propria cura per l&#8217;ipertensione. Difatti, all&#8217;Università di Colonia, si sta sperimentando l&#8217;effi cacia di integratori a base di estratti della pianta del cacao per dilatare i vasi sanguigni e prevenire la pressione alta.</p>
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		<title>L’orto in città</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Oct 2010 16:27:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pina Silvestri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forse stiamo per dare l&#8217;addio al classico orto in periferia. Difatti presto i vegetali potrebbero essere coltivati indoor in grandi grattacieli verdi costruiti appositamente nel cuore della città. L&#8217;agricoltura verticale, o vertical farm, è considerata da molti esperti del settore come la coltivazione del prossimo futuro. Molti difatti sarebbero i vantaggi, a cominciare da una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1117" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-full wp-image-1117" title="Coltivazione in grattacielo" src="http://www.ilfiloconduttore.it/wp-content/uploads/2010/10/Piantagioni.jpg" alt="Coltivazione in grattacielo" width="200" height="110" /><p class="wp-caption-text">Coltivazione in grattacielo</p></div>
<p>Forse stiamo per dare l&#8217;addio al classico orto in periferia. Difatti presto i vegetali potrebbero essere coltivati indoor in grandi grattacieli verdi costruiti appositamente nel cuore della città. L&#8217;agricoltura verticale, o vertical farm, è considerata da molti esperti del settore come la coltivazione del prossimo futuro. Molti difatti sarebbero i vantaggi, a cominciare da una produzione più intensiva. Non solo meno malattie, uso ridotto di fertilizzanti e pesticidi, maggiore e più specializzata manodopera ma anche una drastica riduzione dei costi di trasporto con la conseguente riduzione del costo dei &#8220;prodotti della terra&#8221;.</p>
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		<title>Tecnologia quanto mi costi?</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Oct 2010 16:24:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pina Silvestri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie Utili e Stravaganze]]></category>

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		<description><![CDATA[Un nuovo software interattivo permette, prima dell&#8217;acquisto, di sapere quali saranno i costi di gestione del nuovo elettrodomestico che stiamo acquistando. Questo sistema, presente da poco in alcune grandi catene di negozi specializzati nella vendita di elettronica, fornisce al consumatore un parametro di costo che comprende non solo il costo dell&#8217;energia elettrica ma, nel caso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un nuovo software interattivo permette, prima dell&#8217;acquisto, di sapere quali saranno i costi di gestione del nuovo elettrodomestico che stiamo acquistando. Questo sistema, presente da poco in alcune grandi catene di negozi specializzati nella vendita di elettronica, fornisce al consumatore un parametro di costo che comprende non solo il costo dell&#8217;energia elettrica ma, nel caso ad esempio di lavatrici o lavastoviglie, il consumo di acqua e detersivi. La valutazione del software è ovviamente personalizzata in base ai dati forniti dall&#8217;utente in merito alle abitudini, alla frequenza di utilizzo ed all&#8217;aspettativa di vita dell&#8217;elettrodomestico. Diventa così più semplice comparare i diversi modelli che il mercato offre scegliendo quello più adatto alle proprie esigenze.</p>
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		<title>Imballi intelligenti</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Oct 2010 16:23:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pina Silvestri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie Utili e Stravaganze]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi sul mercato è possibile trovare un nuovo tipo di imballo in grado di &#8220;parlare con il consumatore&#8221; avvertendo se il prodotto non è confezionato in modo corretto. Difatti il laboratorio PolyLab dell&#8217;Infm-Cnr di Pisa ha ideato una pellicola in grado di mutare colore se il prodotto che contiene ha subito urti o sbalzi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi sul mercato è possibile trovare un nuovo tipo di imballo in grado di &#8220;parlare con il consumatore&#8221; avvertendo se il prodotto non è confezionato in modo corretto. Difatti il laboratorio PolyLab dell&#8217;Infm-Cnr di Pisa ha ideato una pellicola in grado di mutare colore se il prodotto che contiene ha subito urti o sbalzi di temperatura. Questa pellicola è prodotta incorporando molecole fl uorescenti nelle normali pellicole di polipropilene e polietilene. Se il prodotto subisce deformazioni o surriscaldamenti eccessivi gli aggregati di queste molecole si rompono dando vita a variazioni di colore ben visibili, comunicando così al consumatore che il prodotto non è integro.</p>
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		<title>Brigantaggio nel Lazio e briganti a Rocca Priora</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Oct 2010 16:16:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciro Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra la fine del &#8216;700 e la prima metà dell&#8217;800, la cronaca nera sul brigantaggio nel Lazio riporta un lungo, agghiacciante elenco di grassazioni, omicidi, parricidi e assalti alle diligenze, perpetrati nei luoghi più impervi e torvi. Il Governo è quello del Papa Re, Pio IX, che prevede la pena capitale. Infatti molti briganti, acciuffati, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1108" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-full wp-image-1108" title="Rocca Priora" src="http://www.ilfiloconduttore.it/wp-content/uploads/2010/10/Rocca-Priora.jpg" alt="Rocca Priora" width="200" height="110" /><p class="wp-caption-text">Rocca Priora</p></div>
<p>Tra la fine del &#8216;700 e la prima metà dell&#8217;800, la cronaca nera sul brigantaggio nel Lazio riporta un lungo, agghiacciante elenco di grassazioni, omicidi, parricidi e assalti alle diligenze, perpetrati nei luoghi più impervi e torvi. Il Governo è quello del Papa Re, Pio IX, che prevede la pena capitale. Infatti molti briganti, acciuffati, sono inesorabilmente condannati al&#8230; &#8220;taglio della testa e squarto&#8221;. Nell&#8217;elenco delle tante esecuzioni capitali tenuto da Mastro Titta (Giovanni Battista Bugatti, carnefi ce romano dal 1796 al 1864), ne risultano molte legate al brigantaggio operante nella malfamata &#8220;Macchia della Faiola&#8221;, zona aspra e selvaggia tra il Maschio d&#8217;Ariano, Monte Artemisio e Monte Algido. Questa zona dà il triste appellativo alla &#8220;banda dei briganti della Faiola&#8221;, capeggiata dal famigerato Gasperone o Gasbarrone, al secolo Cesare de Cesaris. Tra gli affi liati alla banda della Faiola spicca il luogotenente di Gasperone, Tommaso Transerici, detto il Maghetto. Tale appellativo gli viene attribuito per la sua spiccata agilità e diabolica furberia. Originario di Rocca Priora, vetta dei colli albanotuscolani che per la sua conformazione orografi ca costituisce il luogo più adatto come rifugio inespugnabile della banda, è colpevole di scorribande aggressive e sanguinose, tormentando l&#8217;intera zona intercastellana. Le continue lagnanze delle potenze straniere per le pessime condizioni di sicurezza dei dintorni di Roma, al punto da mettere a repentaglio la vita e gli averi di coloro che vi transitano, spingono il governo di Pio IX ad intraprendere una campagna anti brigantaggio e condurla con energia. La &#8220;Macchia della Faiola&#8221; è perlustrata palmo a palmo, ma le pattuglie, purtroppo, rientrano senza risultati apprezzabili: sembrerebbe che il Monte Artemisio sia collegato con il Monte Algido per mezzo di lunghe gallerie sottostanti il massiccio, di cui sono state trovate tracce evidenti durante scavi archeologici. Nell&#8217;anno 1817, il Maghetto capeggia una bellicosa orda di banditi nell&#8217;assalto a Villa Rufi nella, residenza del principe Aldobrandini in Frascati, che ospita Luciano Bonaparte, fratello di Napoleone. L&#8217;azione è fi nalizzata al sequestro del Bonaparte per ottenerne un forte riscatto, ma questi riesce a sottrarsi alla cattura, mettendosi in salvo attraverso i sotterranei della villa. Il bandito rapisce il pittore Chatillòn, credendolo il Principe Bonaparte. Si narra che l&#8217;artista fu trattato con cura dai briganti, perché dipinse ad ognuno il proprio ritratto. Chatillòn fu riscattato dal Principe stesso con ben 500 scudi. Per concludere con queste oscure cronache di brigantaggio a Rocca Priora, c&#8217;è da ricordare un tale Antonello da Rocca Priora, che fu preso, condannato e impiccato con squarto, per aver ucciso nel proprio letto, dopo averlo derubato di denari e gioielli, il cardinale Angelotto Palozzi di cui era cameriere, il giorno 12 settembre 1444. È questa una piccola parte del triste retaggio storico del brigantaggio nel Lazio e dei briganti della Faiola.</p>
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		<title>Bye bye vecchie lampade, benvenuta efficienza energetica!</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Oct 2010 16:13:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energie Alternative]]></category>

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		<description><![CDATA[In base alla direttiva europea 2005/32/Ce ed ai suoi regolamenti applicativi, l&#8217;Unione europea mette al bando la tradizionale lampadina a incandescenza, inventata da Edison nel 1878 e immessa sul mercato oltre 130 anni fa, per fare largo a quelle appartenenti alle classi di efficienza A, B o C (lampade a fluorescenza, alogene e LED), cosiddette [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1101" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><img class="size-full wp-image-1101" title="Lampadina ad incandescenza" src="http://www.ilfiloconduttore.it/wp-content/uploads/2010/10/lampade-energetiche.jpg" alt="Lampadina ad incandescenza" width="230" height="115" /><p class="wp-caption-text">Lampadina ad incandescenza</p></div>
<p>In base alla direttiva europea 2005/32/Ce ed ai suoi regolamenti applicativi, l&#8217;Unione europea mette al bando la tradizionale lampadina a incandescenza, inventata da Edison nel 1878 e immessa sul mercato oltre 130 anni fa, per fare largo a quelle appartenenti alle classi di efficienza A, B o C (lampade a fluorescenza, alogene e LED), cosiddette a risparmio energetico. L&#8217;abolizione è graduale ma inesorabile e si sta realizzando per fasi, ogni anno a settembre, per terminare nel 2012. Il processo è iniziato nel 2009, con la scomparsa progressiva dagli scaffali dei rivenditori di materiale elettrico delle lampadine da 100W. Il secondo step, nel settembre 2010, vedrà l&#8217;eliminazione delle lampadine da 75W. Nel 2011 toccherà a quelle da 60W e nel 2012 il processo si concluderà con l&#8217;esclusione dal commercio di quelle con potenza da 25 a 50W. Questa decisione nasce dalla volontà europea di migliorare l&#8217;effi cienza energetica del 20% entro il 2020. Infatti, le tradizionali lampadine consumano sotto forma di calore circa il 90% dell&#8217;energia elettrica utilizzata, trasformando in luce solo il rimanente 10%, mentre le lampade fl uorescenti compatte durano 8 volte di più, diminuendo sia i costi in termini di bolletta per gli utenti sia, e soprattutto, le emissioni di gas serra provenienti dalla produzione d&#8217;energia arrivando ad essere, quindi, fi no all&#8217;80% più effi cienti. La Commissione europea prevede che questa manovra comporterà un risparmio per famiglia mediamente pari a 25-50 euro l&#8217;anno. Nonostante il prezzo più elevato dei nuovi prodotti (per una lampadina si passa, in media, da 0,5 a 5 euro), i consumatori da un lato risparmiano sulla bolletta elettrica circa l&#8217;80% per ogni unità, dall&#8217;altro possono contare su una durata di vita di gran lunga maggiore (6-10 anni invece di 1-2 anni). Secondo uno studio del centro di Ricerca&amp;Sviluppo di un&#8217;importante multinazionale che opera nel campo dell&#8217;illuminazione, avente come unità temporale di riferimento un intero anno, la decisione di imporre l&#8217;uso esclusivo delle tecnologie di ultima generazione porterà, a livello mondiale, ad un risparmio di 46 miliardi di euro in elettricità e 239 milioni di tonnellate di CO², pari alla produzione di 228 centrali elettriche o a 685 milioni di barili di petrolio. A livello europeo, utilizzando lo stesso criterio temporale, il risparmio in elettricità sarà di circa 10 miliardi di euro e la riduzione di CO² di circa 38 milioni di tonnellate, pari alla produzione di 52 centrali elettriche o a 156 milioni di barili di petrolio. Quest&#8217;addio defi nitivo consentirà, tuttavia, alcune limitatissime eccezioni e 28 Thomas Edison Centrale elettrica Enel Lampadina a incandescenza solo fi no al 2016: le lampadine da frigo, da freezer o da forno, quelle usate in neonatologia e quelle per le incubatrici negli allevamenti. Non sempre, però, è green tutto ciò che luccica, pardon, che illumina. Le lampade a fl uorescenza, infatti, contengono al loro interno mercurio e polveri fl uorescenti che, esauriti, diventano rifi uti tossici killer: &#8220;Un milligrammo di mercurio, il quantitativo presente in una singola lampadina, – affermano i ricercatori dell&#8217;Università di Stanford sulla rivista &#8216;Environmental Research&#8217; – può contaminare 4.000 litri d&#8217;acqua e, infestando fl ora e fauna marittima, inserirsi nella catena alimentare umana, producendo effetti devastanti all&#8217;apparato neurologico, al sistema cardiovascolare, a quello riproduttivo e all&#8217;immunitario.&#8221; Per ovviare a queste &#8220;sgradevoli&#8221; conseguenze, non solo è necessario applicare sempre le dovute precauzioni in casa, come usare guanti in caso di rottura delle lampade per raccogliere i cocci e ventilare la stanza per evitare residui gassosi negli ambienti abitati, ma è stata creata un&#8217;apposita legge, già nel 2007, che regolamenta la gestione e lo smaltimento dei RAEE (Rifi uti da apparecchiature elettriche ed elettroniche). In Italia, Ecolamp è il principale consorzio delle aziende nazionali ed internazionali del settore illuminotecnico chiamato ad assicurare il ritiro dai Centri di Raccolta comunali delle apparecchiature di illuminazione giunte a fi ne vita ed il loro riciclo ecocompatibile. Nell&#8217;analisi costi benefi ci, questo sembra un prezzo da pagare trascurabile rispetto ai benefi ci che derivano da questo cambiamento e che si traducono non solo in un maggior rispetto per l&#8217;ambiente, fi no ad oggi soffocato dal progresso, ma anche e soprattutto in un tangibile risparmio per famiglie e aziende che vuol dire, praticamente, maggiore potere d&#8217;acquisto disponibile nelle tasche degli utenti.</p>
<div id="attachment_1102" class="wp-caption alignleft" style="width: 301px"><img class="size-full wp-image-1102" title="Ecolamp" src="http://www.ilfiloconduttore.it/wp-content/uploads/2010/10/ILFILO_n2_web.jpg" alt="Ecolamp" width="291" height="70" /><p class="wp-caption-text">Ecolamp</p></div>
<p>Il Consorzio Ecolamp è stato costituito nel 2004 dalle principali aziende nazionali ed internazionali del settore illuminotecnico attive in Italia. Non ha scopi di lucro ma offre alle aziende aderenti ed agli altri soggetti interessati, un servizio per la gestione completa di tutte le fasi connesse al ritiro, trasporto, riciclo e smaltimento delle apparecchiature di illuminazione a fi ne vita. L&#8217;eco-contributo RAEE, importo aggiunto al prezzo di vendita di ogni nuova apparecchiatura elettrica ed elettronica acquistata, non è una tassa, ma un contributo ambientale previsto dalla normativa europea e nazionale per fi nanziare il processo di riciclo dei RAEE e non genera alcun guadagno né per il Consorzio, né per i Produttori, né per i rivenditori. Il sistema di raccolta implementato da Ecolamp consiste in una presenza capillare su tutto il territorio nazionale di &#8220;piazzole ecologiche&#8221; presso cui depositare i RAEE, censita dal Centro di Coordinamento.</p>
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		<title>Sudafrica the Rainbow Nation</title>
		<link>http://www.ilfiloconduttore.it/appunti-di-viaggio/sudafrica-the-rainbow-nation/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Oct 2010 15:54:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca e Pina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di Viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[“Ovunque io mi trovi, la mia mente è lì, in Africa. È in quelle luci violente, in quei colori accesi, in quei paesaggi. Sono proprio quelle luci, quei colori, quei paesaggi a far nascere le mie storie, a narrarmele come una voce forte, continua, inesauribile.” Wilbur Smith
Situato nella punta meridionale del continente, il Sudafrica è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Ovunque io mi trovi, la mia mente è lì, in Africa. È in quelle luci violente, in quei colori accesi, in quei paesaggi. Sono proprio quelle luci, quei colori, quei paesaggi a far nascere le mie storie, a narrarmele come una voce forte, continua, inesauribile.” </em>Wilbur Smith</p>
<div id="attachment_1098" class="wp-caption alignleft" style="width: 230px"><img class="size-full wp-image-1098" title="Capo di Buona Speranza" src="http://www.ilfiloconduttore.it/wp-content/uploads/2010/10/sudafrica1.jpg" alt="Capo di Buona SperanzaBuona " width="220" height="140" /><p class="wp-caption-text">Capo di Buona SperanzaBuona </p></div>
<p>Situato nella punta meridionale del continente, il Sudafrica è lo Stato più a sud dell&#8217;Africa, lo spartiacque di due grandi oceani: l&#8217;Atlantico e l&#8217;Indiano. Nel XV secolo Bartolomeo Diaz, esploratore portoghese, oltrepassò il Capo di Buona Speranza, aprendo la via marittima alle Indie. La prima colonia stabile, che sarebbe poi divenuta Città del Capo, fu fondata dagli olandesi della Compagnia Olandese delle Indie Orientali nel XVII secolo segnando il punto di partenza di un vasto processo di colonizzazione a cui presero parte europei di diverse origini che, tagliati i legami con la Compagnia, diedero vita a una comunità autonoma sviluppando, anche, una propria cultura e una propria lingua (l&#8217;afrikaans). Oggi il Sudafrica, dopo una travagliata storia di razzismo, è chiamato anche Rainbow Nation (nazione arcobaleno) a riconoscimento delle molteplici etnie che compongono i suoi circa 40 milioni di abitanti. Questo Stato non è però solo un arcobaleno di persone ma anche di luoghi e sensazioni che catturano ed incantano coloro che giungono come semplici turisti e ripartono con un inspiegabile senso di appartenenza. Cape Town è fra le maggiori attrazioni turistiche del Paese grazie allo scenario naturale nel quale è incastonata, affacciata sull&#8217;oceano ed ai piedi della Table Mountain. Quest&#8217;ultima, una vetta piatta di circa 1.000 metri spesso avvolta da una coltre di nubi, è accessibile grazie ad una cabinovia, inaugurata nel &#8216;29, la cui versione moderna, in appena sette minuti e ruotando su se stessa per consentire una migliore visione, permette di raggiungere la cima. Una volta in vetta il panorama è da lasciare senza fi ato: scogliere frastagliate, spiagge a perdita d&#8217;occhio e una vegetazione insolita e variegata composta da circa 1.500 varietà di piante diverse. Scendendo a valle troviamo, forse, il più caratteristico quartiere di Cape Town: Bo-Kaap. Costruito dagli schiavi malesi deportati dagli olandesi della Compagnia delle Indie Orientali, il quartiere si caratterizza per le vivaci costruzioni, numerose e piccole case generalmente a due piani, dagli accostamenti di colori alquanto inusuali, tipici delle regioni di provenienza. Oggi Bo-Kaap è il centro culturale dei malesi, un luogo vitale ed animato, sede di numerose moschee, frequentato da artisti e visitato da numerosi turisti. Cape Town è profondamente diversa dalle altre città sudafricane, sede della vita economica è culturalmente vivace e decisamente tranquilla, piena di vita nelle strade dalle facciate colorate o fi ancheggiate da edifi ci modernissimi e stilizzati. Lasciando la città in direzione sud si può raggiungere il Cape of Good Hoop (Capo di Buona Speranza) che erroneamente è defi nito il punto più a sud dell&#8217;Africa ma che evoca grandi imprese ed eroici navigatori. In realtà l&#8217;estremità meridionale del continente africano, nonché il punto d&#8217;incontro di due grandi oceani, è Cape Agulhas, un piccolo monumento indica l&#8217;esatto luogo. Il nome del capo, che in portoghese signifi ca aghi, deriva secondo alcuni dal fenomeno per il quale in passato, oggi non più grazie allo spostamento dei poli magnetici, ad Agulhas le bussole puntavano esattamente verso il nord geografi co. Secondo altri, il termine &#8220;aghi&#8221; potrebbe riferirsi ai numerosi e pericolosissimi scogli che nel corso dei secoli sono stati causa di tanti problemi alla navigazione, unitamente alle nebbie ed alle correnti mutevoli. Il Capo è famoso per essere un cimitero di navi, difatti la zona è ricca di resti di naufragi, ma quando le acque sono calme rappresentano una delle migliori zone di pesca del Sudafrica. Puntando verso nord, nel cuore dello stato, troviamo Kimberly la città che deve la sua nascita all&#8217;attività di estrazione dei diamanti. Alla fi ne del 1800 quasi accidentalmente furono trovati, alle pendici di una collina, diamanti di grosse dimensioni. Partì così la corsa ai diamanti che ha fatto di questo centro un polo con uno sviluppo eccezionale, tanto da essere il primo nel paese ad introdurre l&#8217;illuminazione elettrica delle strade. Di quella collina oggi resta il Big Hole, un cratere di 4,5 km di circonferenza e 1.000 metri di profondità, in assoluto l&#8217;opera più grande mai realizzata con il solo lavoro manuale dell&#8217;uomo. Le miniere di Kimberly sono oggi un museo a cielo aperto dove è possibile vedere i vecchi impianti di estrazione e lavorazione dei diamanti, nonché uno spaccato della vita di tanti cercatori di fortuna che nei primi anni del novecento popolarono questi luoghi in cerca di ricchezza. Oggi la città si presenta come una perfetta simbiosi fra paesaggi urbanizzati e scenari rurali, conservati e riproposti sotto forma di parchi urbani o giardini botanici. Ancora più a nord, alle porte di Johannesburg, il Sudafrica di Wilbur Smith dai colori accesi, dalle forti emozioni ci investe con tutta la forza che la natura del Parco Kruger offre. Il parco, vasto quanto il Veneto, è una fonte inesauribile di scoperte. Al suo interno sono racchiusi ben sei ecosistemi diversi che si esplicitano in una varietà di piante impensabile da ricordare a memoria (circa 1.900). Prateria, savana, formazioni granitiche, fi umi e canyon possono essere scoperti con piccoli o lunghi tragitti a piedi organizzati dai vari campi sparsi all&#8217;interno del parco. Il Kruger è talmente ben organizzato con percorsi defi niti e ben asfaltati o con piste in terra battuta che è possibile, necessariamente in auto, visitarlo in totale libertà. Se non bastasse l&#8217;ambientazione a lasciarci senza fi ato possiamo contare su di una fauna da documentario. Nel parco è presente tutto il gruppo dei big fi ve (bufali, leopardi, leoni, rinoceronti ed elefanti) che con un po&#8217; di pazienza e tanta fortuna si possono avvistare lungo i fi umi, quando si abbeverano, o all&#8217;alba ed al tramonto che hanno temperature più basse o, per i felini, rappresentano il momento della caccia. Non solo i big fi ve ma anche zebre, ghepardi, giraffe, kudu, ippopotami, impala, antilopi, iene, facoceri, gnu e tutto quanto il cuore dell&#8217;Africa ha conservato in questi luoghi incantati. Queste terre vanno vissute e non descritte, i colori, gli odori e le emozioni sono così travolgenti che alla partenza non sarà possibile non lasciare un pezzo di se stessi. Dopo tutto il mal d&#8217;Africa non è solo una leggenda!</p>
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