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	<title>Il Filo Conduttore - Materiale Elettrico - Di Pietro Spa &#187; Editoriali</title>
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	<description>Periodico aziendale della Di Pietro Spa</description>
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		<title>LE BUONE RAGIONI DEGLI INDIPENDENTI</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 08:41:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ferruccio de Bortoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>

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		<description><![CDATA[C’è una generazione di produttori che merita di essere ascoltata con attenzione. Sono le piccole imprese e i professionisti di questo Paese. L&#8217;architrave di passioni e competenze che regge alla base il sistema economico; la miriade di cellule sociali che innerva la comunità civile. Autonomi, indipendenti. Ma anche invisibili. E spesso trattati male, come documentano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_884" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><img class="size-full wp-image-884 " title="Ferruccio de Bortoli" src="http://www.ilfiloconduttore.it/wp-content/uploads/2010/07/ferruccio-de-bortoli.jpg" alt="Ferruccio de Bortoli" width="230" height="115" /><p class="wp-caption-text">Ferruccio de Bortoli</p></div>
<p>C’è una generazione di produttori che merita di essere ascoltata con attenzione. Sono le piccole imprese e i professionisti di questo Paese. L&#8217;architrave di passioni e competenze che regge alla base il sistema economico; la miriade di cellule sociali che innerva la comunità civile. Autonomi, indipendenti. Ma anche invisibili. E spesso trattati male, come documentano le inchieste di Dario Di Vico. Se la ripresa è imminente, li vedrà in prima fila. Il rischio, però, è che molti, pur scorgendo nella loro attività segni di fiducia, alla fine del tunnel non ci arrivino nemmeno. Un milione di piccole imprese, dell&#8217;industria, del commercio e dell&#8217;artigianato e 300 mila professionisti sono in pericolo. È urgente un segnale. Concreto. Bisogna cogliere gli umori di questa vitale generazione pro-pro (produttori e professionisti); riconoscerne la dignità, la funzione sociale, l&#8217;insostituibile ruolo civico.<br />
Le idee ci sono. L&#8217;occasione immediata anche: la discussione sulla Finanziaria. L&#8217;economia italiana non è fatta solo di grandi imprese e superbanche. Il piccolo non è un&#8217;anomalia ma una risorsa. Purtroppo limitata. E fragile. Non gode, salvo rari casi, di incentivi. In banca è un cliente guardato, più con sospetto che con riguardo. La moratoria sui debiti, buona cosa, l&#8217;ha solo sfiorato. Non ha l&#8217;accesso al credito della grande industria, la quale, quando è fornitore, gli ritarda, al pari dello Stato, i pagamenti. Se chiudono cento piccole imprese, negozi o studi, il danno sociale è persino superiore a quello della crisi di una fabbrica importante. Ma nessuno se ne accorge. Gli ammortizzatori? Ampliati ma insufficienti o inesistenti (per i professionisti).<br />
Dunque, che fare? Approvare, per esempio, la proposta di uno statuto delle imprese avanzata da Raffaello Vignali, vicepresidente della Commissione Attività Produttive della Camera, che ha già 120 firme bi-partisan e si aggiunge al pacchetto delle semplificazioni collegato alla Finanziaria.<br />
Basta con la giungla di autorizzazioni e permessi. E ancora: perché non pensare a un&#8217;unica comunicazione (telematica) sull&#8217;avvio delle attività, fatta solo alle Camere di Commercio, e all&#8217;autocertificazione privata sostitutiva? No a tanti controlli fatti, da troppi enti. Una sola verifica può bastare. La burocrazia, pesa sulle aziende per l&#8217;uno per cento del Pil: 15 miliardi.<br />
Sul piano fiscale, la riduzione dell&#8217;Irap dovrebbe partire da una franchigia che favorisca i piccoli dalla maggiore deducibilità degli interessi passivi. È da rafforzare la struttura dei Confidi, migliorando le garanzie delle imprese minori, ma soprattutto va eliminato il sovrapprezzo fiscale dell&#8217;indebitamento. La Tremonti ter (detassazione degli acquisti di macchinari) dovrebbe comprendere anche gli investimenti in tecnologia, altri beni strumentali, formazione, migliorie dei pubblici esercizi ed essere estesa agli studi professionali. In tema di giustizia, se solo si allargasse ulteriormente la mediazione obbligatoria, già in parte lanciata dal governo, coinvolgendo le varie categorie professionali, si abbatterebbe una quantità di cause civili inutili. Sono solo alcune delle misure che potrebbero trovare un appoggio trasversale. Molte non hanno nemmeno un costo. Non farle, o ritardarle ancora, darebbe la sensazione a chi ogni giorno s&#8217;inventa il proprio futuro che il Paese premia di più i furbi, i protetti e gli arroganti.</p>
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		<title>La via dell&#8217;associazionismo per dare forza ai distributori di materiale elettrico</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 13:13:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Canditone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Di Pietro]]></category>
		<category><![CDATA[distribuzione materiale elettrico]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ evidente: il settore della distribuzione del materiale elettrico, soprattutto negli ultimi quattro anni, ha registrato una forte crisi di identità. Il distributore, fino a dieci anni fa, era l&#8217;unico cliente del produttore/fornitore. Oggi, invece, i contatti diretti del produttore col potenziale cliente del distributore, hanno generato un rapporto non soltanto poco chiaro, ma fortemente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_588" class="wp-caption alignleft" style="width: 194px"><img class="size-full wp-image-588  " title="Michele Canditone" src="http://www.ilfiloconduttore.it/wp-content/uploads/2010/06/michele-canditone.jpg" alt="Michele Canditone" width="184" height="92" /><p class="wp-caption-text">Michele Canditone</p></div>
<p>E’ evidente: <em><strong>il settore della distribuzione del materiale elettrico, soprattutto negli ultimi quattro anni, ha registrato una forte crisi di identità</strong></em>. Il distributore, fino a dieci anni fa, era l&#8217;unico cliente del produttore/fornitore. Oggi, invece, i contatti diretti del produttore col potenziale cliente del distributore, hanno generato un rapporto non soltanto poco chiaro, ma fortemente penalizzante per il secondo.<br />
Basta ricordare che, talvolta, nelle grandi trattative, il fornitore/produttore si presenta direttamente dal cliente (consumatore) installatore, tratta il prezzo dell&#8217;offerta preoccupandosi esclusivamente di rubare l&#8217;ordine al produttore concorrente e, quindi, rilascia sconti notevolmente superiori rispetto a quelli che potrebbe praticare il distributore. Una volta chiusa l&#8217;offerta, il produttore chiede al cliente installatore dove vuole “comprare” il prodotto, ovvero presso quale distributore locale desidera si appoggi l&#8217;ordine. Quindi contatta il distributore e gli offre l&#8217;appoggio dell&#8217;ordine lasciandogli un margine determinato, a monte dell&#8217;offerta ed al netto degli sconti.<br />
Perché il produttore passa l&#8217;ordine chiuso del cliente al distributore? Perché, così facendo, trasferisce tout court il rischio di tutta quella vendita al distributore.<br />
Insomma: <em><strong>il rischio d&#8217;impresa passa dal fornitore/produttore</strong></em> (che fa e definisce l&#8217;offerta) <em><strong>al distributore</strong></em>. Quest&#8217;ultimo, infatti, ha l&#8217;obbligo di pagare la fornitura mentre il cliente, che ha usufruito del vantaggio della trattativa diretta, diventa un semplice “debitore” del distributore. Merita sottolineare che i termini di pagamento da distributore a fornitore sono in media di 90 giorni. In contropartita, quelli da cliente a distributore, hanno una media di 150 giorni. Il distributore, peraltro, ha una “storia commerciale” col fornitore/produttore spesso di antica data e collaudata serietà ed è quindi già affidato: per questo, in brutale sintesi, rischia addirittura l&#8217;intero importo della fornitura.<br />
Insomma, la gravità della questione è che, se tutto va bene, il distributore perde qualche punto percentuale.<br />
Non solo. Il fornitore ad inizio di ciascun anno, formalizza un contratto col distributore garantendosi, in base al fatturato degli anni precedenti, una programmazione mensile per tutto il materiale a scorta. Tutto ciò che rientra nelle trattative tra fornitore/cliente/distributore, non rientra nel materiale a scorta che il distributore ha a magazzino. In pratica è costretto a comprare la stessa merce due volte. Pesante e assurdo.<br />
Il Presidente della FME (Federazione Nazionale Grossisti Distributori Materiale Elettrico), l’ingegner Giampaolo Ferrari, nell’intervista rilasciata alla nostra rivista nel fascicolo scorso,<br />
ha detto chiaramente che le cose devono cambiare. E che <em><strong>per cambiare è indispensabile  recuperare, attraverso specifiche associazioni regionali, il controllo del territorio</strong></em>.<br />
Ricordo le sue testuali parole: “Il secondo elemento sul quale la Federazione sta lavorando intensamente riguarda la ripresa di contatto con le associazioni regionali, cercando di avere una specifica presenza sui vari territori: è attraverso il dialogo fra i distributori che si può costruire un qualcosa di davvero importante. I problemi di ciascuno territorio sono spesso profondamente differenti da quelli che affliggono il territorio nazionale nella sua globalità. L’unione, l’unità e la condivisione di alcuni obiettivi comuni sono perciò elementi determinanti per risolvere alcune problematiche specifiche. Sarà fondamentale per la Federazione avere al suo fianco dei coordinatori regionali: aiuteranno molto a chiarire i rapporti con i produttori.”<br />
<em><strong>Per questo, il 13 ottobre in Campania e il giorno successivo nel Lazio, si sono costituite due Associazioni regionali. La prima si chiama AMEC (Associazione Materiale Elettrico Campania) mentre la seconda ha preso il nome di AMEL  (Associazione Materiale Elettrico Lazio)</strong></em>.<br />
Queste due associazioni hanno Statuto simile e si differenziano fra di loro solo per alcune piccole varianti al Regolamento di applicazione che tiene conto delle diversità specifiche di ciascun territorio.<br />
Vale la pena di leggere i motivi basilari previsti nell’atto costitutivo dallo Statuto (vedi box 1).<br />
Ma vale anche la pena di spiegare le logiche sulle quali queste associazioni sono nate: innanzitutto un filtro di ingresso dato da un certo volume minimo di fatturato/anno e poi: massima trasparenza e massima qualità sia nella merce che nei servizi (per esempio il trasporto) che gli aderenti si impegnano ad offrire sempre a parità di costo per il cliente.<br />
Fondamentale diventa a questo punto anche la revisione della relazione fra fabbricante e distributore. Come ha dichiarato il Presidente della FME, ing. Ferrari, questo rapporto deve essere assolutamente riequilibrato: il distributore deve tornare alla propria identità di unico cliente del fornitore. Insomma, il “nostro” ruolo deve essere riconosciuto e rispettato, così come era una volta.</p>
<p>In quanto Amministratore Delegato della Di Pietro spa sono particolarmente lieto e orgoglioso di constatare come il nostro “padre fondatore”, Massimo Di Pietro sia stato eletto Presidente della Associazione Campania  mentre la nostra Presidente, Cristiana Di Pietro è stata eletta nel Consiglio Direttivo della Associazione Lazio (vedi box 2).<br />
Sono le stigmate della nostra posizione di azienda leader nel settore ma anche l’evidente riconoscimento ufficiale del nostro continuo impegno per una severa “etica commerciale” senza la quale non vogliamo né possiamo operare.</p>
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		<title>Essere &#8220;starters&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 26 May 2009 16:23:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristiana Di Pietro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Di Pietro]]></category>

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		<description><![CDATA[L’umanità si divide in ”starters” e “runners”. I primi sono quelli che “partono”, che fanno le scoperte, che aprono le strade: nell’arte, nella cultura, nella scienza, nella ricerca, nella produzione, nello sport, nei commerci, nella qualità della vita.
I secondi sono quelli che “seguono” per facilità, per comodità, per ignoranza, talvolta per ignavia, non di rado [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_512" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><img class="size-full wp-image-512 " title="Cristiana Di Pietro" src="http://www.ilfiloconduttore.it/wp-content/uploads/2010/05/cristiana-di-pietro.jpg" alt="Cristiana Di Pietro" width="230" height="115" /><p class="wp-caption-text">Cristiana Di Pietro</p></div>
<p>L’umanità si divide in ”starters” e “runners”. I primi sono quelli che “partono”, che fanno le scoperte, che aprono le strade: nell’arte, nella cultura, nella scienza, nella ricerca, nella produzione, nello sport, nei commerci, nella qualità della vita.<br />
I secondi sono quelli che “seguono” per facilità, per comodità, per ignoranza, talvolta per ignavia, non di rado (purtroppo) in malafede per rubare idee, opinioni, soluzioni, brevetti.<br />
Appartenere ad una o all’altra categoria può essere un fattore genetico ma è anche un fatto di scelta di vita. Gli “starters” in molti casi diventano famosi e magari anche ricchi: la casistica è notevole. Basta pensare, in tempi recenti, a Pablo Picasso o a Bill Gates oppure a Larry Page e Sergey Brin, i due giovani studenti universitari americani che, per realizzare la loro tesi di laurea, hanno semplicemente inventato Google, il più potente e conosciuto motore di ricerca del web usato ormai da miliardi di esseri umani (provate a digitare la parola “google” sul vostro motore di ricerca: in meno di 2 secondi vi fornisce 3.790.000.000 (tremiliardiesettecentonovanta milioni) citazioni.<br />
Ma, spesso, essere (o esser stati) “starters” non garantisce l’accesso alla disponibilità economica. Un esempio, forse,  vale per tutti: Vincent van Gogh è oggi il pittore che detiene il record mondiale per il prezzo al quale è stato battuto ad un’asta ufficiale un suo quadro, eppure è morto senza averne mai venduto uno. L’elenco completo sarebbe piuttosto lungo: da Socrate a Archimede, da Galileo a Newton, da Meucci a Einstein. Gli stessi “super geni” Michelangelo e Leonardo, Shakespeare e Dante, Beethoven e Mozart – tanto per fare alcuni nomi- non sono di certo riusciti ad accumulare grandi ricchezze. Ma di sicuro hanno fatto nella loro vita quello che avevano deciso di fare: gli “starters”.<br />
Ricchi o poveri che siano (o siano stati), una cosa unisce e accomuna tutti gli “starters” del mondo: una determinazione irresistibile e irrefrenabile a raggiungere il loro “scopo di vita” che sia (o fosse) la perfezione del pensiero o delle parole, del tratto disegnato o della sequenza delle note musicali, della logica matematica o della fisica, dell’avventura o più semplicemente della vita. A ben guardare, infatti, in ogni momento del proprio quotidiano, ogni essere umano deve continuamente scegliere se essere “starter” o “runner”, se cambiare le cose oppure lasciarle andare. Se migliorare o no. Se “voltare pagina per scriverne un’altra” o no.</p>
<p>Di recente, la FME (Federazione Nazionale Grossisti Distributori di Materiale Elettrico) ha eletto  l’ing. Giampaolo Ferrari suo nuovo presidente e il 29 settembre scorso  si è svolto, con i soci, un incontro al quale è stato dato il nome “Voltiamo pagina, per scriverne un’altra”. In questa prima “convention” è stata distribuita a tutti i presenti una pallina gialla e nera  con sopra impresso il numero 1: “Quel numero- ha dichiarato l’ing. Ferrari-  ha un significato molto preciso, una valenza chiara nell’ambito del rapporto che vogliamo ricostruire con tutti voi, nella certezza che solo  con un forte spirito di collaborazione si possa uscire da questo grave momento di crisi che coinvolge tutti”.<br />
Personalmente condivido al cento per cento questo concetto così come ritengo che molte delle iniziative proposte dalla nuova presidenza siano corrette e debbano essere approvate, supportate e realizzate: non è questa la sede per entrare nei dettagli ma non mancherà occasione per farlo e per dimostrare la collaborazione che Di Pietro spa intende dare a questo programma, a questo desiderio di “scrivere una nuova pagina” nel settore di nostra pertinenza.<br />
Fare una rivista per colloquiare meglio e di più con la nostra clientela è un atto di coraggio imprenditoriale in una situazione globale quale stiamo vivendo. Ma a noi della Di Pietro spa il coraggio non manca. Per dirla con una famosa frase rubata al mondo dello sport: “E’ quando il gioco si fa duro, che i duri giocano”. Noi siamo “duri” perché crediamo nel futuro. E, specificatamente, nella organizzazione che è il nostro vero mestiere.<br />
Noi della Di Pietro vogliamo essere “starters”. Ce lo impone la nostra storia, ce lo chiede la nostra realtà. Fa parte del nostro dna di imprenditori. Nella nostra brochure “company profile” si legge che “competenza, esperienza e spirito di massima collaborazione sono i nostri valori. Quelli che fanno la differenza”. Appunto.<br />
Per questo abbiamo messo in copertina della nuova pubblicazione e in particolare evidenza, la pallina gialla con il numero 1: compito di “il Filo Conduttore” è catalizzare il nostro sforzo, le nostre iniziative, la nostra determinazione nel territorio di nostra competenza. E collaborare con chi conduce la grande organizzazione nazionale.<br />
Come dicevano gli antichi marinai: “che gli alisei ci siano propizi”.</p>
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		<title>Il Filo Conduttore: una rivista aperta a tutti</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2009 12:26:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Canditone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Di Pietro]]></category>

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		<description><![CDATA[Sulla terra ilFiloConduttore di tutto è l’uomo. Benjamin Franklin lo ha definito “un animale fabbricatore di utensili” conciliando con queste tre semplici parole tutto il suo valore: un essere con anima capace di inventare oggetti utili a migliorare costantemente la sua qualità di vita. Musil ha aggiunto un dettaglio fondamentale scrivendo che di un uomo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_514" class="wp-caption alignleft" style="width: 194px"><img class="size-full wp-image-514 " title="Michele Canditone" src="http://www.ilfiloconduttore.it/wp-content/uploads/2010/05/michele-canditone.jpg" alt="Michele Canditone" width="184" height="92" /><p class="wp-caption-text">Michele Canditone</p></div>
<p>Sulla terra ilFiloConduttore di tutto è l’uomo. Benjamin Franklin lo ha definito “un animale fabbricatore di utensili” conciliando con queste tre semplici parole tutto il suo valore: un essere con anima capace di inventare oggetti utili a migliorare costantemente la sua qualità di vita. Musil ha aggiunto un dettaglio fondamentale scrivendo che di un uomo “non si deve sapere quello che fa ma solo i suoi arrivi e le sue partenze”.<br />
Questa nuova pubblicazione si rivolge a tutti quegli esseri umani che credono nel futuro e quindi in sé stessi. Che amano la vita e la sua intensità. Che vogliono capire. Che vogliono agire. Sappiamo da dove partono. Non dove arrivano perché vogliono orizzonti più grandi, infiniti. Quegli uomini potete, se volete, essere voi. Possiamo, e lo vogliamo, essere noi.</p>
<p>Con questo spirito nasce ilFiloConduttore, un periodico che prende il titolo dalla creatività dell’ingegner Giuseppe Cicoira, della Di Pietro Spa, che vuole essere<br />
aperto a tutti, dai clienti, ai loro familiari, ai dipendenti. Un pubblico vastissimo a cui ci rivolgiamo con contenuti che oltre a creare interesse, informano e incuriosiscono.</p>
<p>Accanto a spazi prettamente tecnici, con interventi diretti dei produttori, vi sono rubriche di cultura, di viaggi, consigli e curiosità. Alcune hanno una caratteristica fondamentale: sono realizzate con i contributi dei lettori. Attraverso la loro partecipazione attiva puntiamo alla creazione di nuovi contenuti e di nuove sezioni. Il coinvolgimento diretto e l’instaurazione di un libero e costante scambio di opinioni è l’obiettivo principale della redazione.</p>
<p>ilFiloConduttore vuol diventare uno strumento efficace per valorizzare la filosofia che Di Pietro pone al centro della sua azione d’impresa: l’enfatizzazione di un rapporto di fiducia totale sia nei confronti dei fornitori, che, e soprattutto, dei clienti, dei dipendenti e delle  associazioni di categoria.<br />
Fiducia che ha le sue fondamenta nell’instaurazione di relazioni basate esclusivamente sull’ascolto continuo ed il coinvolgimento diretto.<br />
Di Pietro crede, infatti, che un nuovo e forte spirito di collaborazione possa essere il passo determinante per uscire dal momento di difficoltà che coinvolge tutti.</p>
<p>Nel tempo amplieremo la rivista: già nel prossimo numero conterrà uno speciale sull’Open Space di settembre, e vi saranno altre novità.<br />
Scriveteci: le vostre opinioni ci interessanno e ci riguardano. Grazie.<br />
Nella mia duplice funzione di direttore generale della Di Pietro Spa e di direttore editoriale de ilFiloConduttore provo, in questo momento, una precisa esigenza morale: ricordare come l’attuale realtà dell’azienda, qualcosa di veramente concreto ed efficiente nel tanto tormentato territorio campano, derivi dalla determinazione e dalle capacità imprenditoriali di Massimo Di Pietro e di sua moglie Vittoria Cerboni. Pochi sanno che, circa cinquantacinque anni or sono, tutto è nato da un piccolo negozio di Piazza Mercato a Napoli dove si vendevano lampadine. All’epoca Massimo Di Pietro aveva 18 anni e Vittoria era la sua fidanzatina. L’improvvisa morte del padre Amedeo ha imposto al giovane di affrontare tutte le responsabilità che investono un capo famiglia: c’erano una mamma e due fratelli da far crescere, studiare e portare a maturità. E la “soluzione” è stata l’unica che un uomo serio ed onesto, specie se giovanissimo, possa prendere e perseguire in questi casi: lavorare, lavorare, lavorare. Conosco fin da quei lontani tempi questa azienda che oggi vede a capo la figlia Cristiana con la qualifica di Presidente e il figlio Maurizio che fa parte del Consiglio di Amministrazione. La piccola attività nata dalla vendita di lampadine si è trasformata in una Società per Azioni, il piccolo negozio di piazza Mercato in una impresa che collabora con oltre 100 (tra più e meno noti) produttori di materiale elettrico e che dispone di diciannove “punti vendita” in Campania, Lazio, Calabria e Sardegna, oltre che di un impianto centrale a Marcianise di ben 12.000 mq. Una realtà che è persino sponsor della Società Sportiva Calcio Napoli. Ecco da quale esperienza umana nasce oggi questa rivista. Ecco perché ho scritto che è dedicata a quegli uomini che “sanno da dove partono ma non dove arrivano perché vogliono orizzonti sempre più grandi”. Concludo col preciso desiderio di chiarire che la premessa di questo articolo mi è stata suggerita dall’amico giornalista Antonio Soccol, che desidero ringraziare per quel che ha rappresentato e rappresenta nella mia vita personale e professionale, da quando l’ho conosciuto direttore della meravigliosa rivista No Limits World ’94, e che oggi ha accettato l’incarico di direttore di questo giornale solo per farmi felice.</p>
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