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	<title>Il Filo Conduttore - Materiale Elettrico - Di Pietro Spa &#187; Antonio Soccol</title>
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	<description>Periodico aziendale della Di Pietro Spa</description>
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		<title>D’Annibale: manca una precisa volontà politico istituzionale di fare progetti anticrisi concreti</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 18:24:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Soccol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Schneider Electric]]></category>

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		<description><![CDATA[Chiacchierare con Roberto D’Annibale è molto istruttivo. In quanto Direttore Area Campania, Calabria e Sicilia di Schneider Electric ha, infatti, una visione molto precisa e con totale panorama a 360 gradi della situazione che stiamo vivendo, sulla quale le valutazioni vengono stigmatizzate e fi ltrate alla luce, non trascurabile, delle sue precedenti esperienze manageriali in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_894" class="wp-caption alignleft" style="width: 257px"><a rel="attachment wp-att-894" href="http://www.ilfiloconduttore.it/interviste/d%e2%80%99annibale-manca-una-precisa-volonta-politico-istituzionale-di-fare-progetti-anticrisi-concreti/attachment/roberto-dannibale/"><img class="size-medium wp-image-894" title="Roberto D'Annibale: Direttore Area Campania, Calabria e Sicilia di Schneider Electric" src="http://www.ilfiloconduttore.it/wp-content/uploads/2010/06/roberto-dannibale-247x300.jpg" alt="Roberto D'Annibale: Direttore Area Campania, Calabria e Sicilia di Schneider Electric" width="247" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Roberto D&#39;Annibale: Direttore Area Campania, Calabria e Sicilia di Schneider Electric</p></div>
<p>Chiacchierare con Roberto D’Annibale è molto istruttivo. In quanto Direttore Area Campania, Calabria e Sicilia di Schneider Electric ha, infatti, una visione molto precisa e con totale panorama a 360 gradi della situazione che stiamo vivendo, sulla quale le valutazioni vengono stigmatizzate e fi ltrate alla luce, non trascurabile, delle sue precedenti esperienze manageriali in differenti aziende del Centro e del Nord del territorio nazionale. “<strong><em>All’interno di questa crisi vi sono stati dei segmenti che hanno sofferto di più</em></strong>”</p>
<p>Inesorabilmente il discorso parte dalla crisi (come si fa a non parlarne?): “È stata improvvisa (e questa caratteristica è risultata particolarmente lesiva), molto diffusa e profonda e, soprattutto, ha colto alla sprovvista<br />
tutti: operatori e persino analisti.”, dice D’Annibale e poi ammette: “Sì, alla fi ne del 2008 c’era stata qualche<br />
avvisaglia ma non tale da far immaginare una forma di crisi così… così…(si sente dall’esitare della sua voce che cerca l’aggettivo preciso e poi lo ammette) “importante”. Già dai primi mesi del 2009 c’erano stati dei segnali ma nessuno si aspettava di dover affrontare una situazione che ben pochi, in qualsivoglia settore imprenditoriale, sono riusciti ad affrontare in maniera effi cace. Naturalmente, all’interno di questa “crisi” vi sono stati dei segmenti che hanno sofferto di più. In quella che può esser considerata la mia esperienza “personale &amp; aziendale” posso, per esempio, dire che vi sono stati settori che hanno sofferto più di altri: nei mercati di riferimento, per esempio, quello elettrico e dell’automazione. <code></p>
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		<title>Per guarire dal “Mal di mare”</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 14:27:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Soccol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Segnalibro]]></category>

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		<description><![CDATA[“E il mare era per me, e lo è ancora, la più promettente e seduttiva pagina bianca. La pagina non ancora scritta, il sogno non ancora realizzalo, il desiderio non ancora estinto, la fuga non ancora portata a compimento, l’assenza che suggerisce la presenza, l’inizio che non ha fine.” Valeria Serra.
Sapete quei giorni orrendi in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“E il mare era per me, e lo è ancora, la più promettente e seduttiva pagina bianca. La pagina non ancora scritta, il sogno non ancora realizzalo, il desiderio non ancora estinto, la fuga non ancora portata a compimento, l’assenza che suggerisce la presenza, l’inizio che non ha fine.”</em> Valeria Serra.</p>
<div id="attachment_225" class="wp-caption alignleft" style="width: 198px"><img class="size-medium wp-image-225 " title="Valeria Serra - Le parole del mare" src="http://www.ilfiloconduttore.it/wp-content/uploads/2010/05/valeria-derra-le-parole-del-mare-188x300.jpg" alt="Valeria Serra - Le parole del mare" width="188" height="300" /><p class="wp-caption-text">Valeria Serra - Le parole del mare</p></div>
<p>Sapete quei giorni orrendi in cui uno dice a sé stesso: “Ah, potessi andarmene al mare… come starei subito meglio” e invece, no, al mare non ci può andare: il lavoro da fare, la macchina guasta, la neve, la pioggia, la “giornata ecologica con stop alle autovetture” eccetera. Niente da fare. E così uno rimane immusonito in casa a guardar dalla finestra i tetti delle case di fronte. E si intristisce. Beh, volendo, una soluzione c’è. Basta saper leggere. E avere a portata di mano, meglio se sul comodino vicino al letto, una copia di “Le parole del mare”. Ma come, penserà qualcuno, io sono già triste di mio e tu mi vuoi far leggere un libro? Sì. E costa anche pochino: 15 euro, però vi regala il mare in ogni momento in cui voi ne abbiate davvero bisogno. Lo ha scritto e messo insieme Valeria Serra per Sorba editore che ha la sua sede a La Maddalena, in Sardegna, un posto che è già una garanzia. Di cosa si tratta? Qualcuno potrebbe, sbagliando, dire di una “antologia di scritti di mare”. Con molta più poesia Valeria garantisce che un giorno il vento è entrato all’improvviso nella sua casa, anche questa a La Maddalena, e s’è messo a scompigliarle i capelli e a strappare pagine dai suoi libri. Quando poi, il vento, se n’è andato sbattendo la porta e lei s’è data da fare per cercar di rimettere ordine in quell’allegro caos che le aveva combinato seminando pagine ovunque, s’è accorta che quel “malandrino” aveva strappato le pagine che da anni lei andava leggendo, rileggendo, sottolineando, marcando a matita e godendo…insomma una sommatoria delle pagine dei più grandi scrittori dove parlavano della grande distesa azzurra di cui ogni tanto (sempre) abbiamo disperato bisogno. E allora lei, Valeria, queste pagine le ha raccolte e ne ha fatto un libro che ha diviso in sette capitoli: “le partenze”, “gli uomini di mare”, “emozioni sul mare”, “le navi”, “sul mare, tra l’amore e la morte”, “tempeste e naufragi”, e “gli approdi”. Ciascuna di queste parti ha un prologo scritto dalla Serra, di assoluta poesia. Sono oltre 300 pagine e ci sono sì molti “grandi” come Isabel Allende, Corrado Alvaro, Jorge Amado (citando i primi in ordine alfabetico) o Charles Baudelaire, Paul Bowles, Gesualdo Bufalino, Albert Camus, Vincenzo Consolo, Ennio Flaiano, Gabriel Garcìa Màrquez, Wolfang Goethe, Ernest Hemingway, Herman Melville, Eugenio Montale, Cesare Pavese, Elio Vittorini e Marguerite Yourcenar ma si incontrano altresì incredibili sorprese come per esempio uno strepitoso Fabrizio De Andrè o un eccezionale Erri De Luca. Un uomo di mare mi ha detto che questo libro sta bene in ogni e qualsiasi libreria: da quella nella baita di montagna a quella nell’appartamento in città, dal “quadrato” della barca alla piscina della villa di campagna. Ovunque perché è ovunque che l’astinenza del mare si fa patologia grave e incontrollabile creando ritmi biologici drammatici e umori inconfessabili. Va beh!, io la ricetta per guarire ve l’ho data e da adesso la soluzione del problema spetta solo a voi. Provare per credere. O meglio “ provare per cedere”. Fate un salto in libreria e guarite. Prosit.</p>
<p>Valeria Serra, classe 1965, vive e lavora a Milano. Esordisce nel giornalismo a 22 anni come inviato nel circuito delle regate velistiche internazionali. Oggi collabora con le maggiori testate italiane di viaggi e costume per le quali realizza reportages da tutto il mondo. La sua origine sarda ed il legame con il mare hanno, forse, infl uenzato gran parte del suo lavoro.</p>
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		<title>Gioielli d’artista &#8211; Caprice de Capri</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 08:56:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Soccol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[gioielli]]></category>

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		<description><![CDATA[Dolores Volato Scuotto crea gioielli che sono oggetti d’arte. Intendo dire che nascono attraverso l’interpretazione artistica della realtà: la stessa genesi che hanno un quadro, una scultura, una sinfonia, un romanzo. Non sono prodotti della fantasia. 
“Per Dolores i suoi gioielli sono interpretazioni delle cose più belle che la vita le concede” “Un vero artista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_541" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-541 " title="Caprice de Capri" src="http://www.ilfiloconduttore.it/wp-content/uploads/2010/05/caprice-de-capri-Alicya_.jpg" alt="Caprice de Capri" width="300" height="181" /><p class="wp-caption-text">Caprice de Capri</p></div>
<p>Dolores Volato Scuotto crea gioielli che sono oggetti d’arte. Intendo dire che nascono attraverso l’interpretazione artistica della realtà: la stessa genesi che hanno un quadro, una scultura, una sinfonia, un romanzo. Non sono prodotti della fantasia. <strong><br />
“Per Dolores i suoi gioielli sono interpretazioni delle cose più belle che la vita le concede”</strong> “Un vero artista non ha fantasia”, ha sempre fermamente sostenuto Gabriel Garcìa Màrquez, di Cento anni di solitudine e premio Nobel per la letteratura (1982) e, come si legge chiaramente nel volume El olor de la guayaba, un libro-intervista concesso al giornalista Plinio Apuleyo Mendoza (traduzione di Laura Brizzolara e Luisa Pranzetti. – Milano; A. Mondadori, 1993), “il romanzo è una rappresentazione cifrata della realtà… la realtà che si tratta in un romanzo è differente dalla realtà della vita, sebbene si basi su di essa. Come succede nei sogni.” <strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>“Le sue ballerine-gioiello volano leggiadre”<br />
</strong>Per Dolores i suoi gioielli sono interpretazioni delle cose più belle che la vita le concede. Ama in particolare prendere spunto (potrei dire “ispirazione”) dalla danza, quella classica: le sue ballerine-gioiello volano leggiadre con corpo di oro bianco, impreziosito da piccoli diamanti e ambientate in preziosismi allegorici: “Questo è il mare” dice, per esempio, Dolores di uno dei suoi ultimi prodotti e indica un soffi o che sono onde frastagliate e scosse dal vento contro cui si staglia l’immagine delicata e spensierata della danzatrice. Una allegoria? Certo perché, come ha detto il De Sanctis, “L’allegoria è la prima forma dell’arte”.</p>
<p>Inutile dire che non esiste un gioiello eguale ad un altro: ogni pezzo è unico e fa storia a sé anche se inevitabilmente vi sono “fi loni” e “percorsi” studiati e artisticamente perseguiti seguendo ogni volta la magia del sogno che è ispirazione: quello che Gustave Flaubert sosteneva essere “l’irritazione dell’idea che chiede di prendere forma”.<code></p>
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		<title>Così non possiamo andare avanti</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 15:17:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Soccol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[“Così non possiamo andare avanti!”, esordisce Aristide Del Grosso, il Presidente della Sezione  Territoriale Campana della Assistal (Associazione Nazionale Costruttori di Impianti). E spiega: “Se la Pubblica Amministrazione, soprattutto al Sud, paga i lavori commissionati con un ritardo di  700/800 giorni rispetto a uno “stato di avanzamento lavori consolidati, approvati e certificati”, noi non ce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_905" class="wp-caption alignleft" style="width: 190px"><img class="size-full wp-image-905 " title="Aristide Del Grosso" src="http://www.ilfiloconduttore.it/wp-content/uploads/2009/12/aristide-del-grosso.jpg" alt="Aristide Del Grosso" width="180" height="109" /><p class="wp-caption-text">Aristide Del Grosso</p></div>
<p>“Così non possiamo andare avanti!”, esordisce Aristide Del Grosso, il Presidente della Sezione  Territoriale Campana della Assistal (Associazione Nazionale Costruttori di Impianti). E spiega: “Se la Pubblica Amministrazione, soprattutto al Sud, paga i lavori commissionati con un ritardo di  700/800 giorni rispetto a uno “stato di avanzamento lavori consolidati, approvati e certificati”, noi non ce la facciamo più. Non possiamo accollarci l’onere di sostituirci al sistema finanziario. Ma, soprattutto, la domanda chiave è: quanti morti farà tutto questo nel frattempo?”<br />
Assistal è stata fondata nel 1946 e conta 1.500 (millecinquecento) imprese specializzate nella progettazione, fornitura, installazione, gestione e manutenzione di impianti e, tanto per esser chiari, in particolare rappresenta i seguenti comparti: impianti termici di climatizzazione e ventilazione; impianti idraulici, idrico sanitari e antincendio; impianti di trasporto e distribuzione dei fluidi; impianti elettrici civili e industriali; impianti di telefonia e trasmissione dati; impianti radiotelevisivi; impianti di elevazione (ascensori, montacarichi e scale mobili);  impianti automatici antintrusione e sistemi di sicurezza;  sistemi automatici quali barriere, cancelli, porte, parcheggi ed affini;  impianti ecologici; impianti speciali e facility management. Si tratta, insomma, di una associazione di grande spessore e prestigio.<br />
Per questo risulta impressionante la verve di Aristide Del Grosso: “ Avremo un danno irreparabile”, garantisce e ricorda: “Ho già fatto minaccia di ricorrere anche alla Comunità Europea che sancisce come i pagamenti debbano esser fatti a 90 giorni. Ma, purtroppo, abbiamo un governo il quale emette leggi che non è in grado di applicare e redige quindi regolamenti di attuazione che provocano altre leggi. Il tutto crea solo discapito per le aziende serie, oneste e che non hanno al loro interno infiltrazioni di natura camorristica o malavitosa: quelle che vogliono crescere. Al contrario, con i pagamenti così ritardati, si dà fertilità a quelle aziende che serie non sono e che hanno una gestione…diciamo “poco trasparente”. In definitiva, vengono a mancare regole di mercato certe e chiare.”<code></p>
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		<title>Unione, unità e condivisione: elementi determinanti per risolvere le problematiche specifiche</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 15:54:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Soccol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[distribuzione materiale elettrico]]></category>

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		<description><![CDATA[La situazione nel mercato della distribuzione del materiale elettrico vista dall’ing. Giampaolo Ferrari, Presidente della FME*
L’ingegner Giampaolo Ferrari è il Presidente della FME (Federazione Nazionale Grossisti Distributori Materiale Elettrico), aderente a Confcommercio. La Federazione conta attualmente oltre 250 imprese associate, con 1.150 punti vendita operanti su tutto il territorio nazionale nel comparto della distribuzione
all’ingrosso e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La situazione nel mercato della distribuzione del materiale elettrico vista dall’ing. Giampaolo Ferrari, Presidente della FME*</p>
<div id="attachment_775" class="wp-caption alignleft" style="width: 191px"><img class="size-full wp-image-775 " title="Ing. Giampaolo Ferrari" src="http://www.ilfiloconduttore.it/wp-content/uploads/2009/09/ing-ferrari.jpg" alt="Ing. Giampaolo Ferrari" width="181" height="209" /><p class="wp-caption-text">Ing. Giampaolo Ferrari</p></div>
<p>L’ingegner Giampaolo Ferrari è il Presidente della FME (Federazione Nazionale Grossisti Distributori Materiale Elettrico), aderente a Confcommercio. La Federazione conta attualmente oltre 250 imprese associate, con 1.150 punti vendita operanti su tutto il territorio nazionale nel comparto della distribuzione<br />
all’ingrosso e al dettaglio di apparecchi e di materiale elettrico nei settori industriale, civile ed illuminotecnico.</p>
<p>A poco più di un anno dalla data della sua elezione, abbiamo fatto, con l’ingegner Ferrari, il punto della situazione cercando di capire quali progressi abbia sinora raggiunto il suo programma di lavoro teso a ridare equilibrio al rapporto fornitore/distributore.</p>
<p><em><strong>&#8220;Stabilire un nuovo rapporto con i fornitori e tornare ad essere padroni della parte commerciale</strong>&#8220;</em></p>
<p><em>“Al di là di tutto ciò che concerne l’ordinaria amministrazione che, in Federazione, si occupa di mille cose che riguardano l’intera categoria</em> &#8211; ha esordito il Presidente &#8211; <em>abbiamo focalizzato la nostra attenzione su due aspetti principali. Il primo è di stabilire un nuovo rapporto con i fornitori, cercando di identificare di più il loro ruolo rispetto a noi distributori. Oggi, infatti, ci ritroviamo a fare i logistici e i finanziari e, quest’ultima veste, è sempre più faticosa, soprattutto alla luce della situazione economicofinanziaria generale. L’industria, oltre al suo ruolo di produzione (e di molte altre cose che purtroppo non fa), ci ha sovrastati e ha preso ad attivarsi nel settore prettamente commerciale, essendo presente sul mercato con operatori che non fanno promozione ma vanno direttamente a vendere, facendo altresì politiche di vendita un po’… forsennate, dove vengono concesse condizioni ben al di sotto di quelle che sono le nostre “condizioni d’acquisto”: azioni queste che di certo hanno creato pesanti sconvolgimenti sul mercato. Da qui la nostra esigenza di tornare ad essere padroni della parte commerciale. All’industria spettano tre compiti: la produzione, l’innovazione (e, a questo proposito, merita ricordare che in questi ultimi anni i produttori hanno fatto solo cannibalizzazione di prodotti) e la promozione. Ed è su questi elementi che stiamo lavorando.<br />
Agli inizi vi sono stati forti contrasti con tutto il gruppo Ania, ma ora i rapporti stanno migliorando: la nostra volontà è di collaborare, non certo quella di creare inutili attriti. Purtroppo, negli ultimi dieci anni la situazione si era degradata pesantemente e io mi auguro che non siano necessari altri dieci anni per tornare ad una situazione accettabile: stiamo lavorando intensamente e mi auguro che già nei prossimi mesi si possano avere risultati positivi. Va detto, a questo proposito, che la distribuzione ha reagito (si potrebbe persino dire che “è stata costretta, dalla crisi, a reagire”) in modo più concreto di quanto non abbia fatto la produzione: certe forzature che ci sono state imposte, specie per la merce a magazzino, hanno comportato risposte inevitabili che diventano le basi per un nuovo equilibrio. La mia famosa pallina con il numero 1 è stata da alcuni erroneamente intesa come una richiesta di un “un per cento” di provvigione in più: in realtà era solo un invito a riportare il rapporto all’interno di una corretta stabilità: è la distribuzione il partner principale dell’industria.<br />
Non va quindi penalizzata lavorando abusivamente nel suo territorio, specie in un momento di generale difficoltà ma, al contrario, va aiutata. Il secondo elemento sul quale la Federazione sta lavorando intensamente riguarda la ripresa di contatto con le associazioni regionali, cercando di avere una specifica presenza sui vari territori: è attraverso il dialogo fra i distributori che si può costruire un qualcosa di davvero importante.</em></p>
<p><em><strong>&#8220;Una sorta di rivoluzione è necessaria&#8221;</strong></em></p>
<p><em>I problemi di ciascun territorio sono spesso profondamente differenti da quelli che affliggono il territorio nazionale nella sua globalità.<br />
L’unione, l’unità e la condivisione di alcuni obiettivi comuni sono perciò elementi determinanti per risolvere alcune problematiche specifiche.”</em></p>
<p><strong>“Ma a che punto è lo sviluppo di questo progetto?”, ci viene spontaneo domandare.<br />
</strong><em>“Abbiamo già fatto una visita in tutte le regioni e abbiamo registrato ovunque un grande interesse per la ripresa di questa attività, che già venti anni or sono esisteva e che era poi caduta nell’oblio al momento in cui la Federazione è “stata presa” dai consorzi. Una bozza di Statuto è già stata fatta pervenire ai vari comitati e all’inizio dell’autunno, spero già a settembre, si dovrebbero registrare le costituzioni di queste associazioni regionali, che vedranno un coordinatore all’interno della regione stessa o della macroregione. Qui la nostra ipotesi era di creare delle macroregioni accorpando, per esempio, il Lazio con la Campania, ma ci stiamo rendendo conto che probabilmente la soluzione finale opterà per quelle che oggi sono le vere Regioni d’Italia. Sarà fondamentale per la Federazione avere al suo fianco i coordinatori regionali: aiuteranno molto a chiarire i rapporti con i produttori.”</em></p>
<p><strong>“Ma la Federazione, oggi, chi e che cosa rappresenta?”</strong><br />
<em>“Dal punto di vista del fatturato, la FME raccoglie il 90% del movimento nazionale: nel 2008 il mercato che passa attraverso la distribuzione ha registrato circa 7 miliardi di euro. Di questi, 6,3 sono lavorati da soci della Federazione. Da un punto di vista strettamente numerico, sfiora il 70% del totale dei distributori italiani.”</em></p>
<p>A questo punto della conversazione, l’ingegner Ferrari entra in alcuni interessanti elementi statistici e un fatto risulta evidente in modo quasi sorprendente: il sud d’Italia ha, sinora, retto alla crisi in modo decisamente “meno negativo” delle aree del Nord. In estrema sintesi: a livello nazionale, i primi sei mesi di quest’anno registrano (rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) un saldo passivo del 20% mentre i territori del sud navigano oscillando attorno ad un -5 / -6 %.</p>
<p><em>“D’altra parte è ovvio</em> &#8211; spiega Ferrari -<em> che regioni come la Lombardia e il Triveneto che, nei momenti migliori, sono autentiche locomotive, soffrano maggiormente quando c’è crisi.”</em></p>
<p>Molto interessante anche il punto di vista del presidente a proposito delle donne manager:</p>
<p><em>“Non parlerei assolutamente di quote rosa…</em> &#8211; esordisce e spiega &#8211; <em>A mio avviso, l’elemento determinante non è la quantità di donne ai vertici aziendali quanto di giovani: per questo la Federazione guarda con molta attenzione all’importante ripresa della Associazione dei Giovani.<br />
Spesso si tratta di figli di titolari che devono imparare a fare i manager più che i “figli del padrone”: è fondamentale per il futuro che siano nuovi elementi culturali a gestire le aziende.<br />
Insomma: più preparazione e meno situazioni di “pancia”.<br />
Un classico in materia è l’irritazione che spesso subiscono “i padri fondatori” quando un competitor apre la sua attività a poca distanza: sembra un affronto.<br />
Una vera mentalità manageriale aiuterà a evitare queste problematiche del passato e a viverle come elemento di positività e di proiezione.”</em></p>
<p><strong><em>&#8220;Registriamo una concreta presenza femminile ai più alti livelli con eccellenze significative&#8221;</em></strong></p>
<p><strong>“Sì, ma le donne?” chiediamo.</strong><br />
<em>“ Ribadisco che mi sembra ridicolo parlare di quote rosa: però registriamo una concreta presenza femminile ai più alti livelli, con eccellenze significative. Va detto che molte di loro sono giovani e stanno lavorando molto bene.”</em></p>
<p><strong>“ E per concludere?”</strong><br />
<em>“Una speranza che in realtà è una precisa esigenza: la nostra categoria deve vivere questi momenti, e da questi momenti in poi deve iniziare a vivere, con uno spirito diverso: con più voglia di condividere assieme le problematiche del nostro mercato.”</em></p>
<p><em><strong>“ Siamo in assoluto, noi distributori italiani, i migliori del mondo ”</strong></em></p>
<p><strong>“Una volta si sarebbe detto operare una rivoluzione culturale?”</strong><br />
<em>“Sì. Una sorta di rivoluzione è necessaria: le problematiche sono comuni a tutti.<br />
Bisogna identificare i punti basilari e fare in modo che tutta la nostra filiera abbia più spessore e più considerazione del lavoro che stiamo svolgendo: un lavoro decisamente importante in termini di crescita, di servizio e di professionalità.<br />
Siamo in assoluto, noi distributori italiani, i migliori del mondo: abbiamo diritto a credere nel nostro futuro.”</em></p>
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		<title>Da femminista a Cavaliere del lavoro</title>
		<link>http://www.ilfiloconduttore.it/interviste/da-femminista-a-cavaliere-del-lavoro/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 13:30:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Soccol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Stefania Brancaccio, Presidente PMI Confidustria di Caserta
Bisogna conoscerla, una donna così. Non tanto perché ha un curriculum vitae di quattro pagine pieno zeppo di cariche importanti (roba tipo Presidente provinciale del Gruppo Piccola Industria di Confindustria Caserta; Promotrice del Women Business Forum Italia; Presidente del Gruppo Femminile Plurale di Cofindustria di Caserta; Presidente del Comitato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stefania Brancaccio, Presidente PMI Confidustria di Caserta</p>
<div id="attachment_781" class="wp-caption alignleft" style="width: 220px"><img class="size-full wp-image-781  " title="Stefania Brancaccio Presidente Industriali Caserta" src="http://www.ilfiloconduttore.it/wp-content/uploads/2009/09/brancaccio_stefania.jpg" alt="Stefania Brancaccio Presidente Industriali Caserta" width="210" height="126" /><p class="wp-caption-text">Stefania Brancaccio Presidente Industriali Caserta</p></div>
<p>Bisogna conoscerla, una donna così. Non tanto perché ha un curriculum vitae di quattro pagine pieno zeppo di cariche importanti (roba tipo Presidente provinciale del Gruppo Piccola Industria di Confindustria Caserta; Promotrice del Women Business Forum Italia; Presidente del Gruppo Femminile Plurale di Cofindustria di Caserta; Presidente del Comitato per l’Imprenditoria femminile presso la Camera di Commercio di Caserta; rappresentante della Piccola Industriale in seno al Comitato Tecnico Relazioni Industriali Affari Sociali e Previdenza; membro presso la Prefettura di Caserta dell’Osservatorio Provinciale per la Prevenzione del Racket e dell’Usura; Presidente PMI Confindustria di Caserta eccetera eccetera). Non tanto perché ha istituito uno sportello antiburocrazia di aiuto alle PMI che è diventato anche strumento di consultazione per incentivare la nascita di nuove attività imprenditoriali. Non tanto perché di recente (il 30 maggio) il Capo dello Stato Giorgio Napolitano l’ha nominata “Cavaliere del Lavoro”: quattro donne e ventun uomini… Non tanto perché “è ai vertici della Coelmo, azienda casertana che produce dal 1946 un’ampia gamma di gruppi elettrogeni, da 3 a 3.000 KVA, in grado di soddisfare fabbisogni energetici in ogni condizione di impiego nel settore della continuità elettrica.<br />
Con due stabilimenti, uno a Marcianise e uno ad Acerra, e un terzo in realizzazione, ha circa 50 dipendenti.<br />
Ha realizzato costanti investimenti in innovazione tecnologica, pari all’8% del fatturato, che hanno portato i sistemi di energia Coelmo ai primi posti nelle produzioni elettromeccaniche ed elettroniche mondiali”.<br />
Non tanto perché la sua azienda esporta il 70% di quanto produce. Quanto perché Stefania Brancaccio è un fiume in piena. Irresistibile. Inarrestabile.</p>
<p><em><strong>Il vero grande nemico di ogni donna è il tempo</strong></em></p>
<p><em>“Data la mia età (classe 1949) inesorabilmente ho fatto il percorso femminista”</em> &#8211; dichiara immediatamente e fa capire come alcuni di quegli antichi bagliori siano ancora profondamente radicati nel suo essere e stimolino il suo modo di agire.<br />
Ma la nostra “Cavaliere” ha anche le idee ben precise su come lo sviluppo delle conquiste fatte nel “sessantotto” sia stato poi mortificato: <em>“La storia ci insegna </em>- ricorda con voce serena ma fermissima &#8211; <em>come noi donne non si potesse fare il magistrato, né essere poliziotte armate perché durante il ciclo mestruale l’essere femminile non era ritenuto in grado né di sparare né d’esser concentrato… Una umanità che stabiliva come il ciclo togliesse lucidità e obiettività alle donne andava combattuta.<br />
E la battaglia, una grande battaglia, è stata vinta: ogni carriera è oggi aperta alle donne… Però… però quando questo importante traguardo è stato raggiunto è successa una cosa fortemente negativa: la donna che aveva raggiunto il comando non ha più ragionato in favore delle donne o, quanto meno, ha permesso che rimanessero a favore dell’altra metà del cielo leggi che sembrano quelle fatte in favore della foca bianca o dei portatori di handicapp…<br />
Mi spiego: la donna, per le attuali leggi e anche per il pensiero comune, viene tutelata tenendola in casa. Stimolandola a fare la massaia, la mamma, in sintesi: allontanandola dal lavoro. Ecco. Su questo aspetto ho strillato fortissimo e ho fatto lotte gigantesche perché non è la donna che deve esser tutelata,<br />
è la famiglia che ha bisogno di attenzioni, di leggi, di servizi. Il vero grande nemico di ogni donna è il tempo. L’essere femminile ha una straordinaria capacità di organizzarsi, di essere mamma, nonna, impiegata, moglie, cuoca, tutto eccetera. Ma come può riuscire a portare i bambini a scuola alle 8 se alla stessa ora deve timbrare il cartellino in ditta?”</em><br />
Una volta lanciata Stefania Brancaccio diventa valanga: <em>“E’ stata fatta una legge, la 53/2000 che è la legge sulla conciliazione dei tempi di lavoro.<br />
Peccato che questa legge tuteli invece che le piccole e medie aziende solo quelle grandi. C’è un meccanismo burocratico che consente di presentare due progetti all’anno, per esempio, per una gravidanza. Ma i progetti devono essere approvati dalle rappresentanze sindacali: e se una azienda, perché piccola, queste rappresentanze sindacali non le ha? Ora che vengano valutati e approvati i famosi progetti, la gravidanza è già conclusa…Abbiamo questa legge da quasi dieci anni, sappiamo che l’articolo 9 va cambiato, ma nessuno ne vuol sentir parlare. Nessuno ci ascolta.<br />
Io lavoro all’interno delle ASI (Aree di Sviluppo Industriale). È stata creata una legislazione infinita che tocca tutto e tutti: guai se non si provvede a smaltire i fumi, guai se… Bisogna chiedere centomila permessi: comunali, provinciali, regionali, statali. Ma niente impone la costruzione degli asili nido all’interno delle fabbriche. E pensare che allo Stato non costerebbero un centesimo. E questo perché? Perché la logica di fondo è che la donna madre non deve lavorare. Assurdo. E questo si manifesta in tanti piccoli ma importanti dettagli: faccio un esempio. Le donne ingegneri non devono essere costrette ai briefing di lavoro alle sette di sera quando dovrebbero correre a casa a fare la cena o a mettere a letto i bambini.<br />
Perché queste riunioni non si possono fare alle 14,30? Mistero. Ma la realtà è che questo non è un attacco alla donna, quanto alla famiglia. E con grande amarezza devo dire che io non ho ancora trovato una sola donna che sia al potere, una donna parlamentare che si rivolga a questi problemi in questa ottica. E’ umano che chi può godere di certi privilegi tenda a dimenticare le difficoltà altrui: io che sono socia di una azienda che ha un fatturato di oltre 20 mln di euro all’anno, se voglio, mio figlio me lo posso portare in ditta e averlo quindi sotto controllo mentre lavoro… Ma un’impiegata non può farlo, neppure una donna manager e, men che  meno, una donna operaia. Per questo sto portando avanti una dura battaglia anche all’interno di Confindustria con il progetto “Femminile Plurale” di cui sono Presidente: le donne di “potere” non devono valutare la realtà sulla propria esperienza di vita: non è giusto, non è corretto. E’ controproducente. Si parla di parità: io credo che la vera parità esista solo se si parla  di individui e dei tempi nei quali devono lavorare.” </em></p>
<p><em><strong>Le donne di potere non devono valutare la realtà sulla propria esperienza di vita</strong></em></p>
<p>A questo punto merita ricordare che il nostro “Cavaliere del lavoro” ha promosso, presso la propria azienda, un progetto di “Conciliazione tempi di lavoro e tempi della vita”, divulgando la necessità di attenzione al problema del miglioramento della qualità di vita dei propri dipendenti sia presso la sede Confindustriale di Caserta, che la vede Presidente delle PMI, sia presso tutte le altre associazioni datoriali, con conferenze e giornate formative.<br />
Questo progetto ha ottenuto per la Coelmo l’attestazione del “Sodalitas Social Award” quale azienda di elevata Responsabilità Sociale. Non meno importante: Stefania Brancaccio ha attivato con la Provincia di Caserta un Protocollo d’Intesa per l’inserimento lavorativo d’obbligo dei disabili ai sensi della legge 68/99, individuando un percorso innovativo della legge stessa che la stampa ha riconosciuto quale accordo senza precedenti sul territorio, uno dei rari esempi di sinergia tra impresa e istituzioni nel Mezzogiorno, una svolta storica nei rapporti con le aziende e nei percorsi di promozione dell’inserimento e dell’integrazione lavorativa delle persone con disabilità, favorendo il reale incontro, sul mercato del lavoro, tra le esigenze delle imprese e le capacità  professionali dei disabili.<br />
Dopo una serie di affermazioni e di informazioni di questo peso viene spontaneo chiedere (con malcelata malizia):</p>
<p><strong>“A che punto siamo?”</strong></p>
<p>E Stefania Brancaccio racconta: <em>“Come Gruppo Femminile Plurale di Cofindustria abbiamo presentato un’interrogazione sulla legge 53/2000, legge nata per le grandi aziende e non valida per le piccole e medie. Abbiamo chiesto di essere ascoltati proponendo una “rilettura” dell’articolo 9. Prima dovevamo interloquire con il Ministero delle Pari Opportunità, poi con quello della Famiglia, adesso la palla è tornata alle Pari Opportunità…La verità?<br />
Nessuno ci ascolta, nessuno ci prende in considerazione. Si torna a quanto ho già detto: quando le donne vanno al potere non aiutano le donne. Anche questa sarà una battaglia che mi vedrà “gridare” forte forte.”</em><br />
Stefania Brancaccio ha promosso un concorso per l’assegnazione di un premio per tesi di laurea su argomento concernente la leadership femminile… e, in collaborazione con la II Università degli studi di Napoli (SUN) e la Facoltà di Studi Politici per l’alta Formazione Europea “Jean Monnet”, ha partecipato alla formulazione del corso “Donne, Politiche ed Istituzioni” &#8211; Percorsi formativi per la promozione della cultura di genere e delle Pari Opportunità &#8211; e ha ricevuto incarichi di docenza negli anni 2008 e 2009.</p>
<p><em><strong>Le micro imprese che non hanno accesso al credito saranno costrette a rivolgersi all’usura che è una trappola micidiale</strong></em></p>
<p><strong>Un’ultima domanda è di rigore e riguarda la sua attività nel mondo dell’anti racket e anche qui la risposta è precisa e impressionante:</strong><br />
<em>“Il nostro meridione manca di cultura imprenditoriale: viviamo una realtà grigia, fradicia.<br />
E’ un pantano composto da una burocrazia enorme e da rapporti non limpidi con il sistema bancario.<br />
Inesorabilmente le micro imprese che non hanno accesso al credito, saranno costrette a rivolgersi all’usura che è una trappola micidiale e questo strangolerà (in parte, purtroppo, lo ha già fatto) un’infinità di operatori, creando non poco disagio sociale. Le responsabilità sono però molto evidenti: le banche non possono continuare ad applicare l’accordo di Basilea alle Piccole e Medie Industrie. Non staccandosi da questo concetto, il nostro sistema bancario alimenta gli interessi della malavita organizzata e distrugge l’imprenditorialità.”</em></p>
<p>Se questo non è parlar chiaro…</p>
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		<title>Dall’energia pulita alla domotica, nel segno dell’innovazione</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 14:13:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Soccol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Energia pulita]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista a Kathy Prochilo: giovane manager di successo
Caterina (Kathy per tutti) Prochilo ha iniziato, nel maggio del 2000, a collaborare con Giuseppe De Biase e Nicola Sorrentino alla Hi Tech Multimedia, una “ditta individuale” che aveva lo scopo di erogare alle imprese e agli Enti, servizi avanzati connessi all’informatica e alla telematica.
Oggi Kathy è manager [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Intervista a Kathy Prochilo: giovane manager di successo</p>
<div id="attachment_787" class="wp-caption alignleft" style="width: 190px"><img class="size-full wp-image-787  " title="Kathy Prochilo" src="http://www.ilfiloconduttore.it/wp-content/uploads/2010/06/caterina-prochilo.jpg" alt="Kathy Prochilo" width="180" height="108" /><p class="wp-caption-text">Kathy Prochilo</p></div>
<p>Caterina (Kathy per tutti) Prochilo ha iniziato, nel maggio del 2000, a collaborare con Giuseppe De Biase e Nicola Sorrentino alla Hi Tech Multimedia, una “ditta individuale” che aveva lo scopo di erogare alle imprese e agli Enti, servizi avanzati connessi all’informatica e alla telematica.<br />
Oggi Kathy è manager di una azienda decisamente all’avanguardia in vari settori: dalla fornitura dell’energia pulita alla domotica.<br />
Non è comune trovare una “donna responsabile” ai vertici di una ditta così altamente tecnologica e, soprattutto, in un territorio così tormentato dal maschilismo come è, purtroppo, il nostro meridione.</p>
<p><em><strong>Non si può accettare che una donna ingegnere, con 10 anni di esperienza, solo perché donna, valga meno di un uomo</strong></em></p>
<p><em>“Il problema c’è: inutile negarlo”</em>, sostiene Kathy. E aggiunge: <em>“ Sono ingegnere gestionale: quando superavo gli esami all’Università i miei esami erano gli stessi che dovevano affrontare i miei “colleghi” maschi… ma, una volta inserita nel mondo del lavoro, sembrerebbe che questo non avesse o non abbia valore. Capita che talvolta certi clienti diano istintivamente più fiducia ad altri installatori perché rappresentati da un uomo: magari da un semplice perito. Intendiamoci: nulla contro i periti ma non si può accettare che una donna ingegnere, con dieci anni di esperienza, solo perché donna, valga meno di un uomo. Magari di un perito, con una dozzina di anni di lavoro… Ma, per fortuna, questo vale solo finché si chiacchiera perché quando, invece, si entra nell’ambito delle competenze, le cose cambiano. Eccome se cambiano. Però questa è la problematica contro la quale ci scontriamo tutti i giorni. Proprio<br />
tutti.”</em></p>
<p><em><strong>Quando dalle parole si passa alle carte le cose devono per forza “uscire” per quello che sono e non per meriti che tali non sono</strong></em></p>
<p>Quando dice “ci scontriamo”, il suo non è un plurale maiestatis: accomuna spontaneamente con sé lo sforzo di tutte le donne che vogliono e pretendono parità e accettazione.<br />
Kathy Prochilo non lo sottolinea, ma le sue parole fanno facilmente capire che questa “problematica” è stupidamente faticosa e che sarebbe ora di cambiare<br />
registro. Purtroppo, secoli di storia non si cambiano in pochi anni, anche se la realtà è sotto agli occhi di tutti.<br />
La soluzione non c’è: <em>“Non so quale possa essere.”</em>- ammette la nostra manager, ma suggerisce: <em>“L’unica soluzione che vedo è disporre di una forte  preparazione: quando dalle parole si passa alle carte le cose devono per forza “uscire” per quello che sono e non per meriti che tali non sono.”<br />
“Ho un vantaggio”</em> – riconosce però- <em>“Deriva dal fatto che la nostra azienda è una società composta da un “gruppo”.</em><br />
<em>Un gruppo di amici, di cui oggi anche Antonio Papaleo è parte integrante, che mirano solo alla qualità: non ci fermiamo a godere degli allori raccolti,<br />
non ci basta essere capaci di produrre solo qualità: vogliamo fortemente essere all’avanguardia. E per questo non ci fermiamo mai: lavoriamo non dal lunedì<br />
al venerdì, ma dal lunedì mattina alle sette e smettiamo alla domenica sera.<br />
Dopo cena, perché spesso c’è anche l’esigenza di mangiare una “pizza” con un nuovo potenziale cliente, al quale si devono spiegare i vantaggi dell’eolico<br />
rispetto al fotovoltaico oppure…”.</em></p>
<p><em><strong>Domo che? Ci chiedevano</strong></em></p>
<p>E con grande ironia racconta di come, qualche anno or sono, quando la Hi Tech Multimedia iniziò ad occuparsi di domotica:<br />
<em>“Domo che?” ci chiedevano”. </em>Ma lo stesso accade ancor oggi. Dice: <em>“Tutti parlano di “fotovoltaico” come se fosse l’unica soluzione possibile.<br />
Noi da tempo stiamo già lavorando sull’eolico…”</em> Dall’elenco dei clienti dell’azienda scaturisce una realtà: la larga maggioranza è costituita da scuole,<br />
comuni, consorzi, istituti, direzioni didattiche, sino a questure e prefetture.<br />
<em>“E’ una scelta fatta a monte: preferiamo le istituzioni ai privati. Sì, pagano in ritardo ma pagano…e con i tempi che corrono…”</em> Però questo è solo un dettaglio operativo: <em>“La nostra vera forza consiste nell’essere sempre più avanti della realtà che ci circonda.”</em> Sostiene Kathy e argomenta: <em>“E’ un fatto che ci “frega” </em>– e sottolinea l’espressione &#8211; <em>ci “frega” perché dobbiamo sviluppare un lavoro di divulgazione, di spiegazione e di dimostrazione che è faticoso, difficile, talvolta improbo. Ma disporre di “knowhow” d’avanguardia è determinante.<br />
Faccio un esempio: noi siamo stati i primi a introdurre, già dieci anni or sono, le lampade di illuminazione stradale auto-fornite di energia grazie a piccoli pannelli fotovoltaici: magari a Milano forse ancora non ci sono ma ormai tutti i comuni d’Italia hanno capito il vantaggio energetico e quindi economico che consentono.<br />
Beh…noi l’abbiamo fatto ben dieci anni fa!”</em></p>
<p><em><strong>Una domanda sorge spontanea: “Che futuro avrà il fotovoltaico?”</strong></em></p>
<p>Kathy non ha dubbi: <em>“Fotovoltaico è una parola che ormai hanno in bocca tutti: anche se ben pochi sanno di che cosa si tratta.<br />
In realtà, se gli incentivi non verranno garantiti il futuro sarà modesto: la gente vuol sapere esattamente quali saranno gli aiuti e quando saranno erogati. In mancanza di risposte chiare lo sviluppo sarà condizionato…<br />
Oltre al fatto che è indispensabile una certa rivoluzione mentale, culturale…<br />
Al contrario con l’eolico -intendo quello delle piccole pale, naturalmente- sono certa che si avrà un riscontro più immediato.”</em></p>
<p><strong>“Come sarà il futuro delle aziende impegnate?”</strong></p>
<p>Kathy non ha dubbi: <em>“Il futuro si conquista solo con la ricerca.<br />
Noi investiamo il 70% (e dico settanta!) dei nostri profitti in ricerca.<br />
E il futuro vogliamo conquistarcelo, anche se potrebbe sembrare ovvio e “umano” incominciare ormai a godere del successo avuto e, per esempio, andarcene un po’ in vacanza.<br />
Ma non lo faremo: sarebbe uno stupido errore di presunzione”</em>.<br />
Come dubitare di chi ha, addirittura, fornito servizi di consulenza, svolta per conto della IBM &#8211; Getronics Theorematica, nell’ambito del progetto SCT (Sistema per il Controllo del Territorio) del Ministero dell’Interno persino alle Questure di Cosenza e Catania e successivamente per conto della Sistemi Operativi spa alla Prefettura della città di Cosenza?<br />
Per informazioni rivolgersi a Rende, in contrada Lecco.<br />
Dall’alto del castello che fu di Boemondo e da dove, nel 1096, il baldo eroe partì per la prima crociata, non si vede solo un’incisione che ricorda come oltre mille rendesi fossero dalla parte di Carlo d’Angiò contro Manfredi nella storica battaglia di Benevento del 1266. Si vede anche un capannone di quasi 550 mq.: la sede di un’azienda di altissima tecnologia d’assoluta avanguardia, diretta da una donna.<br />
Kathy Prochilo, ingegnere gestionale e manager, nonostante le problematiche create dalla stupidità umana.</p>
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