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Sudafrica the Rainbow Nation

“Ovunque io mi trovi, la mia mente è lì, in Africa. È in quelle luci violente, in quei colori accesi, in quei paesaggi. Sono proprio quelle luci, quei colori, quei paesaggi a far nascere le mie storie, a narrarmele come una voce forte, continua, inesauribile.” Wilbur Smith

Capo di Buona SperanzaBuona

Capo di Buona SperanzaBuona

Situato nella punta meridionale del continente, il Sudafrica è lo Stato più a sud dell’Africa, lo spartiacque di due grandi oceani: l’Atlantico e l’Indiano. Nel XV secolo Bartolomeo Diaz, esploratore portoghese, oltrepassò il Capo di Buona Speranza, aprendo la via marittima alle Indie. La prima colonia stabile, che sarebbe poi divenuta Città del Capo, fu fondata dagli olandesi della Compagnia Olandese delle Indie Orientali nel XVII secolo segnando il punto di partenza di un vasto processo di colonizzazione a cui presero parte europei di diverse origini che, tagliati i legami con la Compagnia, diedero vita a una comunità autonoma sviluppando, anche, una propria cultura e una propria lingua (l’afrikaans). Oggi il Sudafrica, dopo una travagliata storia di razzismo, è chiamato anche Rainbow Nation (nazione arcobaleno) a riconoscimento delle molteplici etnie che compongono i suoi circa 40 milioni di abitanti. Questo Stato non è però solo un arcobaleno di persone ma anche di luoghi e sensazioni che catturano ed incantano coloro che giungono come semplici turisti e ripartono con un inspiegabile senso di appartenenza. Cape Town è fra le maggiori attrazioni turistiche del Paese grazie allo scenario naturale nel quale è incastonata, affacciata sull’oceano ed ai piedi della Table Mountain. Quest’ultima, una vetta piatta di circa 1.000 metri spesso avvolta da una coltre di nubi, è accessibile grazie ad una cabinovia, inaugurata nel ’29, la cui versione moderna, in appena sette minuti e ruotando su se stessa per consentire una migliore visione, permette di raggiungere la cima. Una volta in vetta il panorama è da lasciare senza fi ato: scogliere frastagliate, spiagge a perdita d’occhio e una vegetazione insolita e variegata composta da circa 1.500 varietà di piante diverse. Scendendo a valle troviamo, forse, il più caratteristico quartiere di Cape Town: Bo-Kaap. Costruito dagli schiavi malesi deportati dagli olandesi della Compagnia delle Indie Orientali, il quartiere si caratterizza per le vivaci costruzioni, numerose e piccole case generalmente a due piani, dagli accostamenti di colori alquanto inusuali, tipici delle regioni di provenienza. Oggi Bo-Kaap è il centro culturale dei malesi, un luogo vitale ed animato, sede di numerose moschee, frequentato da artisti e visitato da numerosi turisti. Cape Town è profondamente diversa dalle altre città sudafricane, sede della vita economica è culturalmente vivace e decisamente tranquilla, piena di vita nelle strade dalle facciate colorate o fi ancheggiate da edifi ci modernissimi e stilizzati. Lasciando la città in direzione sud si può raggiungere il Cape of Good Hoop (Capo di Buona Speranza) che erroneamente è defi nito il punto più a sud dell’Africa ma che evoca grandi imprese ed eroici navigatori. In realtà l’estremità meridionale del continente africano, nonché il punto d’incontro di due grandi oceani, è Cape Agulhas, un piccolo monumento indica l’esatto luogo. Il nome del capo, che in portoghese signifi ca aghi, deriva secondo alcuni dal fenomeno per il quale in passato, oggi non più grazie allo spostamento dei poli magnetici, ad Agulhas le bussole puntavano esattamente verso il nord geografi co. Secondo altri, il termine “aghi” potrebbe riferirsi ai numerosi e pericolosissimi scogli che nel corso dei secoli sono stati causa di tanti problemi alla navigazione, unitamente alle nebbie ed alle correnti mutevoli. Il Capo è famoso per essere un cimitero di navi, difatti la zona è ricca di resti di naufragi, ma quando le acque sono calme rappresentano una delle migliori zone di pesca del Sudafrica. Puntando verso nord, nel cuore dello stato, troviamo Kimberly la città che deve la sua nascita all’attività di estrazione dei diamanti. Alla fi ne del 1800 quasi accidentalmente furono trovati, alle pendici di una collina, diamanti di grosse dimensioni. Partì così la corsa ai diamanti che ha fatto di questo centro un polo con uno sviluppo eccezionale, tanto da essere il primo nel paese ad introdurre l’illuminazione elettrica delle strade. Di quella collina oggi resta il Big Hole, un cratere di 4,5 km di circonferenza e 1.000 metri di profondità, in assoluto l’opera più grande mai realizzata con il solo lavoro manuale dell’uomo. Le miniere di Kimberly sono oggi un museo a cielo aperto dove è possibile vedere i vecchi impianti di estrazione e lavorazione dei diamanti, nonché uno spaccato della vita di tanti cercatori di fortuna che nei primi anni del novecento popolarono questi luoghi in cerca di ricchezza. Oggi la città si presenta come una perfetta simbiosi fra paesaggi urbanizzati e scenari rurali, conservati e riproposti sotto forma di parchi urbani o giardini botanici. Ancora più a nord, alle porte di Johannesburg, il Sudafrica di Wilbur Smith dai colori accesi, dalle forti emozioni ci investe con tutta la forza che la natura del Parco Kruger offre. Il parco, vasto quanto il Veneto, è una fonte inesauribile di scoperte. Al suo interno sono racchiusi ben sei ecosistemi diversi che si esplicitano in una varietà di piante impensabile da ricordare a memoria (circa 1.900). Prateria, savana, formazioni granitiche, fi umi e canyon possono essere scoperti con piccoli o lunghi tragitti a piedi organizzati dai vari campi sparsi all’interno del parco. Il Kruger è talmente ben organizzato con percorsi defi niti e ben asfaltati o con piste in terra battuta che è possibile, necessariamente in auto, visitarlo in totale libertà. Se non bastasse l’ambientazione a lasciarci senza fi ato possiamo contare su di una fauna da documentario. Nel parco è presente tutto il gruppo dei big fi ve (bufali, leopardi, leoni, rinoceronti ed elefanti) che con un po’ di pazienza e tanta fortuna si possono avvistare lungo i fi umi, quando si abbeverano, o all’alba ed al tramonto che hanno temperature più basse o, per i felini, rappresentano il momento della caccia. Non solo i big fi ve ma anche zebre, ghepardi, giraffe, kudu, ippopotami, impala, antilopi, iene, facoceri, gnu e tutto quanto il cuore dell’Africa ha conservato in questi luoghi incantati. Queste terre vanno vissute e non descritte, i colori, gli odori e le emozioni sono così travolgenti che alla partenza non sarà possibile non lasciare un pezzo di se stessi. Dopo tutto il mal d’Africa non è solo una leggenda!

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